Malagò: "La candidatura alla FIGC non era nei piani. Ineleggibilità? Sono Tranquillo"
Giovanni Malagò racconta come è nata la candidatura alla presidenza della FIGC e risponde con sicurezza alle polemiche sull'ineleggibilità. In un'intervista al Corriere della Sera, l'ex presidente del CONI chiarisce la propria posizione in vista delle elezioni federali del 23 giugno.
"Non sentivo il bisogno, poi lo sport mi ha chiamato"
La candidatura non era nei piani. "La parola 'bisogno' va corretta. È andata in un altro modo: avevo appena finito Milano-Cortina, ero felice, appagato, ma provato fisicamente. Con la testa ero su altro, su tutto ciò che avevo trascurato nella vita privata". Inizialmente cinque società di Serie A erano venute a parlargli: Malagò aveva declinato. Poi il quadro è cambiato: "Nel giro di poco i club sono diventati 18-19, un record in un ambiente spesso diviso. Allora ho chiesto loro un impegno ufficiale, dopo è arrivato l'endorsement della Lega B, degli allenatori e dei calciatori. A quel punto mi sono detto: se lo sport ti chiama, in modo affettuoso, per spirito di servizio mi metto a disposizione, come ho sempre fatto".
"Il Collegio di Garanzia si è pronunciato in maniera chiara"
Sul fronte ineleggibilità Malagò non mostra crepe: "Assolutamente tranquillo, ho chiesto un parere in materia, il Collegio di Garanzia si è pronunciato in maniera chiara e non ho altro da aggiungere". Poi l'affondo sulla tempistica dell'interpellanza parlamentare: "Improvvisamente è arrivata questa terza mossa per cercare di impedire la candidatura a seguito di un'interpellanza parlamentare, che guarda caso è stata fatta il 19 maggio, 34 giorni prima delle elezioni. E la lettera all'Anac è arrivata venerdì scorso". La conclusione: "Mi sembra che la manovra abbia fatto aumentare i consensi".
Altre notizie
Ultime dai canali


