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Dios, il Papa, la 'partita del secolo': il Mondiale parte dall'Azteca, lo stadio che ha visto tutto

Dios, il Papa, la 'partita del secolo': il Mondiale parte dall'Azteca, lo stadio che ha visto tuttoTUTTOmercatoWEB
Niccolò Righi
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Niccolò Righi
Oggi alle 09:00Serie A

Si dice che se vai in Messico e chiedi ad un anziano del ‘Colosso di Santa Ursula’, lui ti guarderà con fare nostalgico, abbasserà la testa con riverenza e risponderà: “No hay nada que el Azteca no haya visto”. Sì perché come il regista-demiurgo Christof del Truman Show, non c’è niente che lo Stadio Azteca non abbia visto.

Tra le sue mura riecheggiano ancora le parole di Nando Martellini: “Che meravigliosa partita ascoltatori italiani. Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per queste emozioni che ci offrono…”. E di colpo si materializzano davanti agli occhi gli sfiancati protagonisti dell’epica battaglia tra Italia e Germania: qualcuno la chiamerà ‘la partita del secolo’. Ma anche il grido di Victor Hugo Morales, che in preda all’estasi invocò un Dio - pardon un Dios -: “Diego Armando Maradona… Grazie Dio per il calcio, per Maradona, per queste lacrime, per questo Argentina-Inghilterra 2-0”. I soliti telecronisti trionfalistici e smodati si potrebbe obiettare. Ma come biasimarlo: era appena stato testimone di quello che sempre qualcuno chiamerà il ‘il gol del secolo’ ed era ancora inebriato dalla potenza di quello che probabilmente è il gol più iconico della storia del calcio: un colpo di testa per l’arbitro tunisino Ali Bin Nasser, un colpo di mano per il resto del mondo.

La storia dell’Azteca va a braccetto con il culto profano del calcio. Sul suo campo sono state incoronate due vere e proprie emanazioni divine in terra: Pelé nel 1970, Maradona nel 1986. E sulle sue tribune presenziò addirittura il Papa Giovanni Paolo II, che si recò proprio in quel luogo dove si mescola la religione per il suo primo viaggio all’estero del proprio pontificato.

E ancora, lì è andata in scena la prima ‘Ola’ di sempre e la sforbiciata di Manuel Negrete scatenò quello che fu descritto come "il boato più assordante nella storia del calcio”, dove oltre 115mila spettatori impazzirono per un gol che fece vincere al Messico la prima partita a eliminazione diretta della sua storia, nel 1986 contro la Bulgaria. Riuscì a fare ancora meglio il pugilato, quando nel 1993 l’idolo di casa Julio Cesar Chavez mandò in estasi oltre 132mila spettatori mettendo KO l’avversario statunitense Greg Haugen: si tratta ancora oggi dell’incontro con più spettatori paganti nella storia della boxe.

È proprio qui che questa sera, alle 21:00, si apre il sipario sulla ventitreesima edizione della Coppa del Mondo. Toccherà a Messico e Sudafrica l’onere e l’onore di battere il calcio d’inizio nel tempio del futbol che diventerà così l’unico impianto a potersi fregiare di aver disputato tra le proprie mura tre Mondiali. Uno stadio che forse - ci perdonerete questa piccola considerazione finale del tutto personale - avrebbe meritato anche la finale. Perché nessuno avrebbe potuto cantare la storia come fa da 60 anni l’Azteca, lo stadio che ha visto tutto.

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