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Lazio, Gattuso: "La classifica non è la mia priorità. Rivincita? No, la mia storia dice tanto"

autore
Simone Lorini
Fonte: da Roma, Lorenzo Beccarisi
Oggi alle 21:38Serie A
autore Simone Lorini
07.10.2026 21:38Serie A
Il tecnico della Lazio Rino Gattuso ha parlato a margine del premio Colalucci all’Antico Tiro a Volo stasera, entrando nello specifico di tanti temi legati all'attualità biancoceleste: "Roma mi piace, ma devo dire che conosco solo Formello. Dico sempre che Roma è un museo a cielo aperto, di una bellezza incredibile, ma conoscendomi bene so che me la godrò poco perché sto sempre nel centro sportivo col mio staff. Mia moglie si sta divertendo, le piace girare e spero anche io di conoscerla un po’ meglio". Senti che é cambiata l’energia intorno a te? "Dico sempre che quando ho cominciato a giocare se avessi dovuto ascoltare la gente avrei fatto un quarto di quello che ho fatto in carriera, bisogna ascoltare poco e lavorare, credere fortemente in quello che si fa. La passione e la voglia di migliorarsi giorno dopo giorno. Non ho paura di niente e sinceramente è d aut po’ di anni che adotto questo stile qua, leggo poco. Non ho social, leggo poco e non si può piacere a tutti. Ho fatto il mio percorso, qualcuno dice che ho lavorato bene qualcuno dice che ho lavorato male. L’importante è la consapevolezza di migliorarsi e lavorare giorno dopo giorno. Dopo si raccoglie quello che ha seminato”. La classifica però la guardi. "Non è la mia priorità, la mia priorità in questo momento è riuscire a dare uno stile di gioco alla squadra e lavorare quotidianamente come si deve. Lasciar far capire ai giocatori che la cultura del lavoro è una componente importante, su questo ci stiamo riuscendo. Sappiamo bene che bisogna confermarsi partita dopo partita, vediamo dove arriveremo". Hai rivitalizzato giocatori che già c'erano, hai fatto rinascere Frattesi: c'è un rapporto simbiotico con i giocatori? "Non solo con Davide, da tantissimi anni - da quando ho smesso - il calcio è cambiato e i ragazzi sono cambiati. Che facciamo se non facciamo noi il primo passo. Per me le priorità sono disciplina, orario, rispetto e dopo le altre cose le ho modificate. Se mi arrabbio perché vedo un ragazzo col telefonino perdo solo tempo, loro sono abituati così. Me la faccio andar bene. Oppure se li vedo sul lettino del massaggiatore e il telefonino, non posso fare nulla. Hanno più conoscenza di quando giocavamo noi, sono molto più evoluti. Questo ti fa capire che è gente che ne sa, che in giro non li prendi. Se hai bisogno di più tempo per creare un gruppo di lavoro e fargli capire che non siamo tennisti ma una squadra di calcio, forse eravamo più bravi noi. Ma sul resto loro c’hanno superato". Una rivincita per te. “Nessuna rivincita, il calcio è fatto di episodi. La mia storia dice che perdo una Champions League all’ultima giornata col Napoli a 77 punti e col Milan perdo una Champions con un punto. Ricordate bene Inter-Empoli cosa è successo. Con la Nazionale esco ai rigori dopo aver avuto due tre palle gol e in dieci. Da giocatore ho avuto una fortuna incredibile, ho vinto partite e trofei che non meritavamo. Adesso vedremo, sono ancora giovane e ho 48 anni. Ho una grandissima esperienza dietro le spalle. Senza piangere, senza guardarsi indietro. Si guarda avanti”. Del nuovo corso azzurro cosa pensi? "Mi sono fatto l’idea che è una squadra che ha talento, lo dicevo anche io. Il talento dopo bisogna metterlo a disposizione della squadra, noi abbiamo giocatori forti e penso che Mancini stia facendo un grandissimo lavoro. La prima partita sembrava tutto da buttare via, che eravamo in mezzo a una strada. Poi l’allenatore è stato bravo a far ricredere tutti. Il nostro calcio sta cambiando un po’, stiamo vedendo il campionato in cui ci sono partite divertenti e squadre che si giocano tutto a viso aperto. Si fischia molto meno, è importante per noi. Ci manca un altro step che sono gli stadi, stadi nuovi per far tornare la gente negli stadi. Ritorneremo. Dobbiamo guardare avanti e migliorare questo aspetto”. Quanto ti mancano i tifosi? "Tanto. Penso che non ci sia cosa più bella nell’esultare sotto la Curva, ho provato l’esperienza a Napoli in pieno Covid e sinceramente non è stato un bel vedere. Era un altro sport. Adesso i tifosi stanno facendo fatica a venire allo stadio, bisogna rispettare i tifosi però posso dire che giocare all’Olimpico con 50mila persone e 10mila... c'è differenza. Chapeau a chi sta venendo, bisogna fargli i complimenti. Diciamo che è un qualcosa di diverso".
Fonte: da Roma, Lorenzo Beccarisi

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