Pessina idea? No, vietato bruciare il talento di Massimo: ora Palladino deve insistere
autore
Leonardo Nevischi
Leonardo Nevischi
Oggi alle 07:30Serie A
autore Leonardo Nevischi
12.10.2026 07:30Serie A
www.imagephotoagency.it
Ci sono occasioni che possono cambiare una stagione, ma anche errori che rischiano di condizionare un percorso ancora tutto da scrivere. Per Massimo Pessina, la trasferta di Lecce doveva rappresentare il primo vero passo verso la conquista definitiva della porta del Bologna. Invece, al Via del Mare, il giovane portiere rossoblù ha commesso un errore in occasione del gol di Fatah, trasformando quella che poteva essere una giornata di consacrazione in un esame di maturità.
La tentazione di fare marcia indietro, a questo punto, sarebbe comprensibile. Ma sarebbe anche la scelta più semplice, non necessariamente quella giusta. Perché se è vero che Pessina ha delle responsabilità sulla rete subita, è altrettanto vero che un singolo episodio non può diventare una sentenza sul valore di un ragazzo di appena 18 anni. Il talento non si misura soltanto attraverso le parate, ma anche dalla capacità di attraversare gli errori, imparare e tornare in campo con la stessa personalità.
Del resto, il Bologna non ha deciso di puntare su di lui per caso. E la situazione di Skorupski, che con le sue incertezze ha contribuito a costare quattro punti ai rossoblù tra Bergamo, contro l’Atalanta, e il Dall’Ara, contro il Torino, aveva aperto una riflessione legittima sulla gerarchia tra i pali. Pessina ha avuto la sua opportunità, ma non può essere giudicato con parametri diversi da quelli utilizzati per qualsiasi altro portiere: gli errori fanno parte del ruolo, soprattutto quando si è ancora all’inizio del proprio percorso.
Anzi, proprio tra i pali la pazienza dovrebbe essere una virtù irrinunciabile. Un portiere ha bisogno di esperienza, continuità e sicurezza, elementi che difficilmente si costruiscono trascorrendo novanta minuti in panchina dopo ogni sbavatura. A 18 anni, Pessina ha davanti a sé un percorso lunghissimo: la piena maturità di un estremo difensore arriva spesso ben oltre i vent’anni, talvolta anche intorno ai trenta. Pretendere che sia già pronto, impeccabile e immune da qualsiasi errore significherebbe chiedergli qualcosa che il calcio, a quell’età, non dovrebbe pretendere da nessuno.
Adesso la palla passa a Raffaele Palladino. Il tecnico ha avuto il coraggio di lanciarlo contro il Lecce, preferendolo a un portiere esperto come Skorupski. Ora dovrà dimostrare di credere davvero nella scelta compiuta, evitando che una prestazione imperfetta si trasformi in una bocciatura prematura. Confermarlo non significa ignorare l’errore, ma permettergli di reagire. Perché la fiducia, nel calcio, non si dimostra soltanto quando tutto va bene: è soprattutto nei momenti difficili che assume un significato concreto.
Le parole pronunciate dall’allenatore nel post-partita, del resto, sembrano andare proprio in questa direzione: “Dalla Nazionale è arrivato con entusiasmo, l’ho visto carico. Skorupski si era allenato bene. Ho fatto una scelta tecnica, vedremo le prossime partite. Credo tanto in Pessina, anche lui ha bisogno di sbagliare, ma dobbiamo guardare la crescita di questo ragazzo”.
È proprio da qui che il Bologna dovrebbe ripartire. Non dalla ricerca del colpevole, né dalla tentazione di rimettere tutto in discussione dopo una sola partita, ma dalla consapevolezza che i giovani talenti hanno bisogno di essere coltivati. Se Pessina sarà il portiere del futuro rossoblù, lo si scoprirà concedendogli il tempo di crescere, non togliendogli spazio alla prima difficoltà.
Lecce, insomma, non deve diventare un punto d’arrivo, ma una tappa del suo percorso. Palladino ha già mostrato di avere il coraggio di scegliere un diciottenne in un ruolo delicatissimo. Ora serve il coraggio più difficile: continuare a crederci anche dopo un errore. Perché un talento può essere scoperto in una partita, ma per farlo sbocciare occorre molto di più di novanta minuti. Occorrono pazienza, continuità e fiducia.
Altre notizie
Ultime dai canali


