Per Seedorf una selezione spietata e serena
Luca Serafini
Dopo la vittoria di Genova è nata una discussione, finalmente di stampo solo calcistico, su due aspetti importanti generati dai 10 punti nelle ultime 4 delicatissime partite: la rivalutazione (o meno) del mercato di gennaio e il significato della nuova classifica, in cui il piazzamento da Allegri a Seedorf non è cambiato (11° posto) eppure l’Europa è decisamente più vicina.
Quello delle ultime due stagioni del Milan non si può definire mercato, sarebbe troppo generoso: è stata una ricca vendita dei pezzi pregiati in cambio di parametri zero, presunti campioni e qualche fetecchia. In compenso i bilanci sono in pari, ma i tifosi non tifano per i bilanci e le classifiche non le compilano i ragionieri. Ranking, brand e marketing non fanno cross e non segnano gol. Nell’ultimo gennaio il Milan ha prestato alla Fiorentina quello stesso Matri intorno al quale l’estate scorsa sembrava imprescindibile costruire l’attacco rossonero, è stato ceduto Nocerino ma è rimasto Robinho, sono arrivati Taarabt rivelatosi un talento da coltivare, Rami che ha bucato qualche gomma nel cammino però si impegna come un mulo e cresce, Honda che non dà l’idea di poter più di tanto aiutare questa squadra. Tutto sommato un po’ meglio delle aspettative, diciamo una sufficienza piena rispetto ai pronostici assestati sul voto 4. Questo non autorizza a euforie né rivincite di sorta, tantomeno a pensare che (per carità) i rossoneri siano #apostocosì e #ultracompetitivi. Questa rosa va rinforzata in tutti i reparti e in molti elementi, nessuno si faccia eccessive illusioni. Nel marasma avevamo accolto come colpi lungimiranti quelli di Salamon, Saponara e la promozione di Cristante. Sono rimasti cirri gonfi di pioggia. Si fa presto a cambiare opinione dopo 3 vittorie (l’Atalanta è arrivata a 6), a dire il contrario di tutto. L’analisi dev’essere attenta, obiettiva, radicale: dovesse anche raggiungere un posto in Europa, questa squadra andrebbe comunque rifatta.
Il significato della nuova classifica è più profondo e lo sarebbe ancor di più se la scalata – di fatto non ancora iniziata – portasse a un posto utile per l’Europa League. Non può e non deve abbagliare così come invece a maggio 2013 abbagliò il terzo posto, ipnotizzando qualcuno e facendogli credere che davvero il Milan fosse la terza forza del campionato italiano. I 10 punti in 4 partite sono un regalo di grande serenità e fiducia a Seedorf per il suo lavoro, condito dall’aumentata autostima del gruppo, oltre alla fiducia generale dell’ambiente nella possibilità di migliorare nel finale la peggior stagione delle 28 targate Berlusconi. I 10 punti in 4 partite devono servire a Seedorf ad essere ancor più lucido e spietato nella selezione di fine anno. I 10 punti in 4 partite devono servire a ricordare a tutti che il Milan è nato e tagliato per l’Europa e che per affrontarla senza patemi di brutte figure, di pari passo con un campionato in cui riscattare le delusioni cocenti di quest’anno, serve a tutti i costi ritornare a fare mercato. Nel vero senso della parola.


