De Jong, duro ma corretto: da Allegri a Seedorf, Nigel è sempre in prima linea
Salvatore Trovato
Nella stagione da dimenticare (e in fretta) del Milan, c’è un simbolo di professionalità e attaccamento che ha messo tutti d’accordo: Nigel De Jong. Tra risultati negativi e critiche, cambi di panchina e modulo, l’olandese è sempre stato in prima linea, dal calcio difensivo di Max Allegri a quello spregiudicato di Clarence Seedorf. Non sarà certo un’icona per gli esteti del pallone e gli amanti del bello stile ma il guerriero ex City - evidenzia l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport - è riuscito a trovare posto in qualsiasi sistema di gioco, risultando spesso tra i migliori in campo.
STACANOVISTA - Con 3340 minuti giocati, spalmati in 39 presenze complessive, De Jong è il giocatore più utilizzato, davanti anche all’asso Balotelli, che si ferma a 2713 minuti. Insomma, il trentaquattro rossonero è il ritratto della continuità, l’uomo su cui puntare sempre e comunque, in nome dell’equilibrio e della sostanza. Dopo l’infortunio al tendine d’Achille, che ha influenzato il suo primo anno al Milan, Nigel è tornato più in palla che mai, guadagnandosi la stima e il rispetto di un ambiente, quello milanista, che nel corso della stagione ha più volte contestato squadra e dirigenza: i tifosi, infatti, nel giorno della "rivolta" e della resa dei conti, hanno risparmiato l’olandese, che nel vortice di questa annata da incubo c’ha sempre messo la faccia e le gambe, onorando la maglia.
DURO MA CORRETTO - Ma il mastino De Jong, che fa della grinta il suo marchio di fabbrica, si è anche distinto per correttezza e lealtà. Solo 9 ammonizioni e mai un’espulsione diretta: non male per uno che ad Amburgo - sottolinea la rosea - era chiamato "il tosaerba". Ma non è solo un caso: il centrocampista, infatti, non è mai stato un collezionista di cartellini rossi, mettendo in bella mostra un profilo sì da duro ma con spigoli arrotondati. Tanta correttezza, insomma, ma anche una voglia sempre altissima, che porta Nigel a non mollare mai, anche quando la situazione in campo non è delle migliori. Ed è proprio con questo spirito che l’olandese, dopo aver riconquistato la Nazionale, punta al Mondiale in Brasile con un obiettivo ben preciso: riscattarsi dopo l’ultima rassegna iridata del 2010, che lo vide protagonista più per il fallaccio su Xabi Alonso, una delle poche macchie di una carriera fin qui sempre all’insegna della sportività.


