Balotelli e la normalità dell’essere giocatore …speciale
Giulia Polloli
La sconfitta contro la Roma riapre il vaso di Pandora che, i poveri uomini in rossonero, credevano di aver chiuso, almeno per un po’. Tornano alla ribalta tutti i limiti della squadra, caratteriali e tecnici. Balotelli perde la pazienza di fronte alle critiche, anche se però si sofferma in maniera corretta su una frase: io sono un giocatore normale, siete voi a dipingermi così. O qualcosa del genere. Questa ammissione, se non fosse stata ascoltata con i toni alterati della discussione andata in onda nel post-gara di Sky, avrebbe di certo fatto onore a Balotelli. Però è ovvio che per tutti lui è il giocatore che deve cambiare le dinamiche della gara, un giocatore dal quale puoi e devi aspettarti quel qualcosa in più in frangenti di difficoltà. Le cinque vittorie consecutive avevano ridisegnato il Milan di Seedorf come un’entità buona, con qualche valore da poter ammirare, in grado di ridare speranza al popolo rossonero ormai rassegnato a chiudere la stagione gozzovigliando a metà classifica. La settimana scorsa affiancati al Parma si pensava di aver raggiunto un traguardo importate. E così è stato, se non fosse che poi la sconfitta contro la Roma ha rimandato il Diavolo tra limbo e inferno. Le parole rilasciate da Seedorf nella giornata di ieri, disegnano una realtà sfaccettata. L’olandese è apparso sicuro del suo ruolo e già proiettato alla prossima stagione, nonostante i rapporti “anomali” con la dirigenza. Uno degli argomenti più spinosi dei giorni scorsi, infatti, era stata la latitanza di Berlusconi in questo periodo così delicato per la sua squadra e per il tecnico che lui stesso aveva nominato, scontrandosi con altri dirigenti più propensi a trovare o un traghettatore meno eccellente o ad affidarsi all’uomo della provvidenza Inzaghi, già accasato al Milan e in attesa dell’occasione per poter emergere e magari bruciare, anch’egli, qualche tappa.
Il Milan ha incassato una sconfitta fragorosa, ma non del tutto inattesa. La speranza di poter vincere contro la Roma di Garcia. Speranza, appunto, una forza che proietta al futuro, senza però certezze. La caduta rossonera non fa così rumore, perché l’avversario, non fosse per la Juventus, con un incedere di questo tipo, avrebbe già il tricolore cucito sul petto. La Roma risveglia le critiche, giuste, sullo stato del Milan, ma non fa altro che sottolineare l’ovvio. I rossoneri devono archiviare la sconfitta e proiettarsi verso il derby. Ancora in lotta per un posto in Europa, ma soprattutto per cercare quel trionfo nella stracittadina che potrebbe far disputare ai ragazzi di Seedorf le ultime due partite ad ali completamente spiegate. Della squadra vista contro la Roma salvo ben poco, qualche sprazzo di Taarabt e Bonera. Per la gara contro l’Inter vorrei veder scendere in campo dei giocatori meno titubanti, più portati a giocare per il gruppo e la maglia, mi piacerebbe vedere in campo Pazzini, la cui carica dirompente può servire ad accendere altre micce. Seedorf ha trovato un equilibro nella gestione delle forze, ma tutto questo contro le piccole, contro squadre che comunque lasciano spazi di manovra in cui inserirsi. Ma il Milan sa ancora giocare da grande?


