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Pochi introiti ed una rivoluzione obbligata: per ripartire servono rinunce, tagli e forse sacrifici

autore
Matteo Calcagni
per Milannews.it
lunedì 28 aprile 2014, 19:00Primo Piano
autore Matteo Calcagni
28.04.2014 19:00Primo Piano
Matteo Gribaudi/Image Sport
Matteo Gribaudi/Image Sport

Una stagione tumultuosa, disseminata di errori e scelte sbagliate, su tutti i livelli. Dalla conferma a tempo determinato di Allegri, passando per l'acquisto di Matri, finendo con l'attuale caso Seedorf: allenatore voluto a tutti i costi dalla proprietà, ora a fortissimo rischio permanenza. Il tutto accompagnato da risultati sportivi scadenti (22 punti dopo il girone d'andata), tali da impedire alcuna ambizione Champions per un club da sempre orientato verso il più grande palcoscenico europeo. La mancata qualificazione nel giardino dei campioni comporterà al Milan una perdita di poco inferiore ai 40 milioni, attenuata però dal risparmio sugli stipendi dei giocatori, grazie alla clausola di riduzione del 20% degli emolumenti. Si parla di circa 25 milioni lordi risparmiati che, almeno parzialmente, ridurranno la voragine formata dalla mancata qualificazione alla prossima Champions. Ovviamente non basterà, tenendo conto dell'obbligata rivoluzione che dovrà investire la rosa, le cui lacune sono evidenti e non più trascurabili.

IL MONTE INGAGGI - Il club rossonero, quale club top class, non ha mai lesinato sugli stipendi, elargendo grosse cifre ai campioni e ingaggi comunque elevati anche ai cosidetti "gregari". Questa filosofia, funzionale e vincente in epoche passate, ora si è trasformata in un'arma a doppio taglio: molti rossoneri guadagnano somme fuori mercato, rendendo improbabile alcun genere di trasferimento. Risolvere tutto in un'estate è improbabile, ma questo lavoro certosino deve comunque iniziare, anche con rinunce importanti e magari impopolari. Ad oggi questo club non può permettersi di elargire 8 milioni lordi a questo Kakà: se il brasiliano volesse fare le valigie verso l'MLS, il Milan non dovrebbe opporsi. Per quelli che invece vogliono restare a tutti i costi in rossonero, sia per questioni economiche che ambientali, resta solo la soluzione della spalmatura. La dirigenza rossonera dovrà cercare di risparmiare altri 20/25 milioni lordi dagli stipendi, cercando di tagliare e piazzare ove possibile.

LE CESSIONI - Per questo tema bisogna tornare al principio, o meglio alla guida tecnica. Chi sarà il prossimo allenatore del Milan? Se dovesse essere Seedorf, potremmo già avere delle idee, viceversa tutto cambierebbe (e il Milan perderebbe altri milioni, visto il lauto stipendio dell'olandese fino al 2016). Non è un segreto che il club rossonero (top player a parte), non sia mai stato un asso nella cessione dei giocatori. Tale leitmotiv dovrà quantomeno attenuarsi, perché mai come in questa estate serviranno introiti, anche con le cessioni di quegli elementi non indispensabili al progetto, oltre da coloro che rientreranno dai prestiti. Con i tagli degli stipendi di dovrebbe riuscire a rientrare dai mancati introiti Champions (a cui si deve aggiungere anche il rosso a bilancio di circa 15 milioni), mentre con gli introiti delle cessioni bisognerà finanziare il mercato in entrata. Diventa quindi obbligatorio provare a vendere, e vendere bene, se si vuole cercare di migliorare visibilmente la rosa attuale. Se questo non dovesse bastare, si potrebbe rinunciare a qualche elemento di spicco, soprattutto se a Milanello dovessero pervenire offerte irrinunciabili: questa soluzione, la peggiore di tutte perché impoverirebbe un tasso tecnico già debole, dovrà però essere l'ultima risorsa possibile e non la prima, come già accaduto in passato.

per Milannews.it

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