Il Milan ai milanisti. Un ritornello con qualche stonatura
Giulia Polloli
Il Milan ai milanisti. Queste parole risuonano ormai da tempo nei corridoi rossoneri. Il ritornello appare ogni volta che si pensa a cambiare rotta, soprattutto in tempi difficili. Così è successo anche recentemente, quando ormai Allegri era arrivato al capolinea della sua avventura, reo di non possedere i sacri crismi dell’essere rossonero nell’anima. Licenziati i senatori, ultimi vessilli dell’epopea iniziata con l’arrivo di Berlusconi, il Milan rischiava di perdere le sue radici. Quelle che l’hanno reso la squadra più titolata al mondo. Quando dal Brasile è arrivato Seedorf, in molti avran tirato un sospiro di sollievo. Uno dei simboli del Milan recente, tornato a casa, poteva trasmettere quel sapere antico in grado di risvegliare l’onore di vestire una maglia, quella rossonera, ancora intrisa di sudore, vittorie e storia.
Peccato che l’epilogo di questa favola sia completamente lontano dall’happy ending programmato, non più tardi di sei mesi fa. Si può cambiare idea. E’ lecito oltre che essere legittima prerogativa del nostro essere umani. Solo chi rimane fossilizzato sulle proprie opinioni inizia la fase di declino derivante dalla mancanza di confronto, oltre che dall’assenza di coscienza critica. Il nodo della questione è: perché si è arrivati al cambiamento? O , forse, meglio: come ci si è arrivati?
Da quando mi sono avvicinata a questi colori, ogni singolo cambiamento è stato accompagnato da motivazioni quasi incontestabili, soprattutto quando la virata interessava la guida tecnica del Milan. Da settimane cerco di darmi una spiegazione plausibile al marasma creato attorno alla questione Seedorf – Inzaghi, ma non sono riuscita a trovare delle risposte esaustive. Rigetto la tesi dell’esonero per il mancato raggiungimento dell’obiettivo Europa League, perché quello stesso obiettivo non era stato contemplato nel momento in cui Seedorf è stato “strappato” al calcio giocato. Allo stesso modo rifiuto le tesi relative all’incompatibilità di carattere tra l’ormai ex tecnico e la società. Dopo dieci anni, come ho più volte sottolineato, le caratteristiche umane di Seedorf erano assolutamente note. Posso concepire le lagnanze dei famosi “tre quarti dei giocatori” ormai esclusi da programmi futuri: in Italia la lotta per il “cadreghino” è lo sport che va per la maggiore, quindi nulla di nuovo. In effetti il rinnovato spirito combattivo del Milan di Seedorf ha portato più punti che bel gioco. Quindi è certamente per questo che l’olandese è stato esonerato, aveva torto marcio sulle qualità dei giocatori a disposizione. Gli stessi, ovviamente, che han giocato anche mesi prima con il povero Allegri, che però evidentemente non era stato in grado, pur idolatrandoli e difendendoli in ogni occasione, di farli esprimere.
Tutto questo ormai fa parte del passato, anche se ha cambiato nettamente il modo di guardare alle scelte societarie rossonere.
Ritorna però anche questa volta il solito motivetto: il Milan ai milanisti. Ed ecco che Inzaghi, l’idolo delle masse, il goleador che ci ha fatti letteralmente godere nelle notti di Champions è chiamato a riportare l’equilibrio rottosi negli ultimi periodo. Non è un caso che Tassotti sia stato interpellato per rimanere al suo fianco, non è un caso che si rivoglia Arrigo Sacchi a fare da tutor (va di moda ultimamente) al giovane discepolo, non è un caso che si riparta dagli ultimi due tecnici che han vinto il Viareggio,proprio nell’ottica di sviluppo di un progetto futuro basato sulla valorizzazione dei giovani. Ecco che allora anche le trattative con il Chievo per far rientrare Paloschi a Milanello sono una priorità. Il Milan ai milanisti. Allo stesso modo ci si aspetterebbe la stessa risposta nel momento in cui Cristante e De Sciglio vengono invece resi papabili merci pregiate di mercato, alla mercè del miglior offerente. Intanto arrivano Menez e Alex, che dichiarano la loro voglia di riscatto, la loro fame di vittorie. Benvengano, anche se il sospetto che il loro acquisto sia stato deciso più per lo zero nel parametro che per il valore assoluto come giocatori. Poi mi posso sbagliare, l’ho scritto prima: sono pronta al confronto e a cambiare idea. Ovviamente se il campo mi darà le risposte che cerco. Inzaghi parte carico, come ha sempre fatto da calciatore. Il suo entusiasmo è condiviso e supportato dal tentativo di formare una squadra a sua immagine e somiglianza. Rimane il dubbio Balotelli, dubbio che si scioglierà all’indomani del mondiale, a seconda di quanto, il fidanzato d’Italia, sarà determinante nelle sorti della nazionale. E Inzaghi, riprendendo le parole pronunciate più volte dallo stesso presidente rossonero, potrebbe essere l’uomo giusto per insegnare a Balotelli come si sta in campo se, come sembra, per vincere bisogna fare gol.


