Vrsaljko, Abate e non solo: la situazione dei terzini rossoneri
Matteo Calcagni
L'arrivo di Sime Vrsaljko dal Genoa sembra in via di definizione, a braccetto con il trasferimento di Alessandro Matri in rossoblù a titolo temporaneo. Un'operazione non ancora conclusa ma comunque ben indirizzata, sebbene non sia ancora chiara la formula con la quale il terzino croato passerà in rossonero: si parla di un possibile prestito con diritto di riscatto o addirittura di una cessione a titolo definitivo. Perché il Milan si è tuffato su Vrsaljko, meditando anche di elargire una certa quantità di denaro ai liguri? Difficile pensare che il nativo di Zara arrivi a fare il semplice rincalzo, anche in relazione alla situazione di Ignazio Abate.
TRA RINNOVO E CESSIONE - Abbiamo più volte sottolineato che il futuro di Abate portasse ad un bivio. Il contratto in scadenza a giugno 2015 pone pochi dubbi: o rinnovo o cessione. Il Milan non può permettersi di perdere a zero il laterale di Sant'Agata de' Goti e, se non dovesse arrivare un accordo per il prolungamento, il trasferimento diventerebbe inevitabile. Il fatto che il club rossonero abbia accelerato per Vrsaljko, terzino destro solo all'occorrenza collocabile a sinistra, sembrerebbe portare alla seconda ipotesi. E' difficile che ad Abate venga proposto un nuovo contratto (a cifre uguali o superiori a quelle attuali) per poi metterlo in competizione con il promettente terzino croato.
QUESTIONE DI NUMERI - Al momento il Milan dispone di cinque terzini: Abate, Albertazzi, Constant, De Sciglio e Dìdac Vilà. Considerando che lo spagnolo molto probabilmente partirà, già detto di Abate, restano da valutare le altre situazioni. De Sciglio rimarrà e sarà molto probabilmente il titolare a sinistra, Albertazzi potrebbe ambire ad entrare nel pacchetto dei quattro esterni, mentre il futuro di Constant è ancora nebuloso. Il laterale transalpino potrebbe anche restare, andando ad interpretare il ruolo di primo sostituto per la fascia sinistra. Probabilmente il Milan non si discosterà dal numero di quattro terzini, evitando di gonfiare il numero degli effettivi per motivazioni numeriche e di monte ingaggi.


