Milan, sette tiri in sette giorni
Salvatore Trovato
Sette tiri (e due miseri punti) in sette giorni: il Milan, negli ultimi tre turni di Campionato, condensati nella settimana appena trascorsa, ha messo in cattiva mostra un gioco (in)offensivo a dir poco sterile. Non bastasse già una fase difensiva... indifendibile, i rossoneri di Pippo Inzaghi, che del motto "siamo il miglior attacco del Campionato" ne aveva fatto quasi un mantra, hanno palesato evidenti limiti anche in fase di costruzione, finendo col perdere la bussola.
TUTTO QUI - Poche conclusioni, manovra lenta e prevedibile, meccanismi mal funzionanti: il gioco del Milan latita, aldilà degli errori dei singoli. Il quadro è più o meno questo: patata bollente tra i piedi dei due centrali di difesa (i centrocampisti, a quel punto, "scappano" mentre gli attaccanti sono lontani chilometri), costretti poi a lanciare lungo (alla cieca) o ad alleggerire all’indietro verso il portiere di turno (ieri Diego Lopez ha toccato più palloni di certi suoi colleghi di "movimento", così come Abbiati a Cagliari). Le idee della squadra finiscono qui. Insomma, provinciali con le provinciali, perché il teorema difesa-contropiede non può sempre funzionare, soprattutto quando (a San Siro) bisogna imporre il proprio dominio. E il bottino, con o senza la punta centrale vicina all’area (Berlusconi se ne faccia una ragione), non può che essere questo: tre tiri nello specchio contro il Palermo, due al Sant’Elia, due scarsi con la Fiorentina.
LAVORO - Poco, pochissimo per una squadra che, fino a ieri, poteva vantarsi di avere il miglior attacco della Serie A. In discussione, ovviamente, il lavoro di mister Inzaghi. La qualità della rosa è piuttosto bassa, ma i punti persi contro avversari sulla carta inferiori (due pari e un ko con le tre neopromosse), con prestazioni, tra l’altro, decisamente impalpabili, sono un fattore fin troppo evidente per non essere considerato. La squadra fa fatica ad assimilare i concetti tecnici del proprio allenatore (anche la corsa e l'entusiasmo sono venuti meno), il gioco, inutile girarci attorno, non c’è: il Milan vive alla giornata, sperando in una intuizione di Menez o in un gol di Honda. I nodi sono già venuti al pettine e il tempo (con un calendario che recita Samp, Inter, Udinese, Genoa, Napoli e Roma da qui a Natale) è strettissimo.


