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Novembre è il mese decisivo per capire la reale forza del Milan. Pippo Inzaghi alla prima prova del fuoco. Da giocatore si sono sempre scottati gli avversari, speriamo anche da allenatore

autore
Carlo Pellegatti
per Milannews.it
giovedì 6 novembre 2014, 00:00Editoriale
autore Carlo Pellegatti
06.11.2014 00:00Editoriale

Mi sforzo di pensare che il lavoro di Pippo Inzaghi sia cominciato, in fondo, solo da poco più di due mesi. Non voglio rassegnarmi ad un Milan che possa ripetere la tribolata stagione scorsa, anche perché, sul piano tecnico, mi sembra una squadra più completa. L'allarme comunque è suonato forte e ossessivo. Le due partite contro Cagliari e Palermo hanno visto una squadra spesso solo alla disperata caccia del pallone. Una squadra che rincorreva e non correva, con un totale dispendio di energie fisiche e nervose. Una fase di crescita, un momento di assestamento o lacune strutturali? Dietro questa domanda, si nasconde il futuro dei prossimi mesi. Pippo Inzaghi non ha mai nascosto che il compito che lo attendeva fosse duro, ricco di incognite, soprattutto sul piano mentale. Le ferite di mesi urfidi sono probabilmente ancora aperte, sia nella mente e nel cuore dei tifosi, che in quelle di molti componenti della rosa. Il Milan deve reagire subito! Gli avversari sono paradossalmente ideali per uscire definitivamente dalle sabbie mobili di incertezze, di paure, di incognite. Il Mese di novembre, dunque, dirà la verità sulla reale della forza del gruppo di Pippo Inzaghi. Immagino che anche “Pippo Mio” sia curioso di conoscere quali saranno le sue reazioni alle prime, vere difficoltà di allenatore di una grande squadra. Serve pazienza, sangue gelido, autocontrollo e controllo dei giocatori, lucidità e capacità di decidere, senza tentennamenti e esitazioni. Non può diventare un grande Maestro, se non riuscirà a superare questi primi ostacoli. Non voglio, poi, eludere un'altra questione. Qualcuno comincia a obiettare sulla reale qualità della rosa.

Il quesito è certo attuale, dopo i novanta minuti di domenica sera. Il match contro il Palermo doveva vedere i rossoneri proiettarsi verso il terzo posto. Invece, come è purtroppo spesso accaduto, nel recente passato, quando la gente rossonera si aspettava il salto di qualità per ridare un po' di euforia in un ambiente da troppo tempo depresso, ancora una volta ecco la caduta meno attesa. Giocatori scarsi? Io non lo credo e lo dico forte. La partita di Verona non appartiene al jurassico, ma è stata giocata 20 giorni fa. Quel Milan, per 75 minuti, è stato padrone assoluto del campo contro un avversario tradizionalmente ostico. Grazie anche ad un assetto equilibrato, con tre centrocampisti di contenimento, fissi davanti alla difesa. Da sempre mi piacciono le squadre con tre punte ed un talento che le ispiri. Il Milan di oggi, però, non può forse permettersi il tridente avanzato più una mezzala di costruzione, che non abbia le caratteristiche di Montolivo, bravo nelle due fasi. Ogni giudizio sulla reale consistenza del Milan 2014-2015 va dunque rimandato. C'è il concreto rischio che il terzo posto si allontani nelle prossime settimane. C'è la possibilità che il susseguente nervosismo, l'avversario più subdolo, possa impadronirsi dell'ambiente. Allora poche parole, poche promesse, massima concentrazione per smentire coloro che pensano che questo Milan non sia, ancora una volta, all'altezza della sua tradizione, per stare al vertice della tensione fino a maggio. Alza certo il morale la franca vittoria nel "Trofeo Berlusconi". Bei fraseggi da Milan nel secondo tempo, grazie alla regia di un grande giocatore, Van Ginkel.

per Milannews.it

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