Mano ferma, feroce determinazione, Pippo può portare il Milan fuori dalla solita burrasca
Carlo Pellegatti
Mare in burrasca, vento forza nove. Improvvisamente Pippo Inzaghi, che stava finalmente entrando in una baia dalle acque accarezzate da uno zeffiro dolce, il Mar del Terzo Posto, si ritrova al largo, minacciato da onde alte. Allora deve prendere il timone, sfidare l'acqua gelida che gli sferza il viso, e guidare la barca rossonera, con polso fermo, con idee chiare, con il volto che emana sicurezza e determinazione. Solo così il suo equipaggio formato da 28 ragazzi potrà seguirlo con la necessaria convinzione. Fuor dalla lunga metafora, è una bella e affascinante prova quello che attende il giovane allenatore rossonero. E' stato forse un errore di crescita quello di schierare a Genova tre giocatori che difficilmente avrebbero potuto offrire il massimo rendimento per differenti motivi. Montolivo per la lunga assenza, ma appartengo al partito di coloro che erano d'accordo nel metterlo in campo dal primo minuto. De Jong poi fermo da un mese e Honda, che ha saltato due allenamenti. Non è forse quello il motivo della sconfitta, ma per Superpippo forse un altro ancor più preoccupante. Sì, la mancanza del necessario animus pugnandi di un gruppo, che, da troppo tempo, non raccoglie le soddisfazioni e le gratificazioni del passato. Qualcuno potrebbe obbiettare che, in fondo, la vittoria sull'Inter, nella Supercoppa Italiana alla bacheca rossonera, l'ultimo trionfo, risale all'estate 2011, non appartenendo quindi all'era mesozoica.
Non è colpa però dei tifosi se il Milan ha abituato i loro palati a leccornie dolcissime e frequenti. Arduo comprendere le ragioni di una partita troppo simile ad altri buchi neri attraversati in questi ultimi sedici mesi, pur con allenatori differenti e con leader spesso cambiati in rosa. E' su questo aspetto dell'attuale vita del Milan, dove deve lavorare un uomo del coraggio, della fame, della perenne voglia di record e di gol come "Alta Tensione". Se riuscirà a trovare la causa di queste sbandate, il Milan può recuperare presto in classifica. Non credo che sia una questione di organico. Non stiamo parlando del Real Madrid, ma del Genoa e della Sampdoria, che hanno distaccato, nelle ultime giornate, i rossoneri. Non è pensabile né accettabile, che una squadra che ha nel suo gruppo può contare dodici o tredici nazionali, dei quali sette schierati a Marassi, possa accusare ritardi pesanti su squadre sula carta dall'organico meno attrezzato. Solo sulla carta, però, perché fame, rabbia, cattiveria agonistica possono essere fondamentali in una stagione lunga. Inzaghi è alla prova più difficile. Io spero però di urlare, come nelle tante occasioni delle sue prodezze in campo: "Pippo, Pippo, può fare".


