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Il nuovo stadio: questo è il futuro, ma ora basta alibi e basta proclami

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
venerdì 12 dicembre 2014, 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
12.12.2014 00:00Editoriale
Federico De Luca
Federico De Luca

È vero che la maggior parte dei tifosi milanisti al 90' di ogni partita, da qualche anno a questa parte, non parla più di calcio. Indicati di volta in volta i colpevoli di turno, con Abbiati Bonera Zapata Muntari Essien in testa alla hit-parade seguiti dall'allenatore di turno e qualche altro occasionale, passano immediatamente alla ripetizione ossessiva del disfacimento cui è stata sottoposta la rosa stagione dopo stagione e di una società ormai impalpabile per programmazione e scelte tecniche. Anche dopo Genova da lunedì il refrain è stato questo: "che squadra, che tristezza, dov'è finito il Milan...". Eppure di cose da dire sui 90' di Marassi ce ne sarebbero state parecchie. Per esempio, almeno 4 palle-gol nitide nel primo tempo contro il Genoa che secondo qualcuno invece aveva dominato e preparato la partita da dio. Per esempio la delusione di un centrocampo in cui De Jong al rientro ha galleggiato, Montolivo dopo la lungodegenza ha sofferto, Bonaventura come al solito si è distinto. Per esempio Armero che come Van Ginkel fa assai poco per rendere incomprensibili le proprie esclusioni. Per esempio il fatto che nonostante un celebrato stratega i rossoneri continuino a beccare gol su palle inattive e a produrne zero. Per esempio El Shaarawy e Honda che somigliano sempre di più all’ultimo Pato e a un Birsa con un migliore ufficio stampa. 

No, il dibattito scivola inesorabilmente, rapidamente, naturalmente sulla squadra costruita male e con pochi mezzi, sul mercato di gennaio (che tanto non ci sarà), su quello estivo prossimo, sulle visite pastorali del venerdì, sulla squadra #ultracompetitiva e #siamoapostocosì. Un’analisi ormai stucchevole, ripetitiva e riduttiva. Basta. Basta alibi e basta proclami. Questa squadra non ha né l’orgoglio, né la levatura, né il temperamento, né i mezzi, né soprattutto le palle per essere credibile. “Ci batterà chi avrà più fame di noi”, chi avrà più grinta, determinazione, coraggio: proclami, o semplicemente buone intenzioni, superati dagli eventi di un’armata Brancaleone che in 2 mesi ha vinto uno straccio di partita. Basta. Uomini o caporali, scegliete voi adesso che avete Napoli e Roma. Smentite chi non vi crede più se avete un minimo di amor proprio. Uscite battuti, ma stremati. Il secondo tempo di Marassi è intollerabile persino per una squadra che ambisce alla salvezza, figurarsi per una che ha mire da podio.

Ora che scrivono di stadio nuovo, ora che dopo il contratto con Emirates sembra che Barbara abbia scelto la strada delle strategie invece dello scontro frontale impari contro le mega liquidazioni, l’alito di chi ci crede deve soffiare forte a pieni polmoni. Sul collo di una storia morta e sepolta. Lo stadio nuovo è l’unica ipotesi, l’unica prospettiva, l’unica cosa che somigli da vicino a un futuro qualsiasi. Prima, però, ci sono Napoli e Roma, e quelle si battono tirando fuori le palle, non con la planimetria di uno stadio nuovo. 

per Milannews.it

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