Honda, il Samurai rossonero è rinato: ora deve dimostrarlo al Milan
Thomas Rolfi
Arrivato nel mese di gennaio scorso a parametro zero dal CSKA Mosca e presentato in pompa magna come il nuovo numero 10 rossonero, Keisuke Honda ha deluso profondamente nei primi 6 mesi di Milan. Poche presenze, una condizione fisica precaria e l'etichetta appioppatagli dagli addetti ai lavori di 'non adatto' alla Serie A, perchè troppo lento. Le malelingue si erano spinte oltre: ritenevano l'acquisto di Honda una mossa meramente di marketing e un modo per il Milan di entrare ancora di più nel redditizio mercato asiatico. Il giapponese non si è dato per vinto, ha lavorato sodo nella preparazione estiva e i primi frutti si sono già visti nelle amichevoli pre-stagione.
INIZIO DA CAPOCANNONIERE - Honda prosegue nell'opera di convincimento aprendo le marcature nella prima partita stagionale contro la Lazio dopo una splendida discesa di El Shaarawy sulla sinistra. Il Samurai si ripete nella seconda giornata, quando va a raccogliere un perfetto cross di Abate depositandolo in rete di testa dopo un grande inserimento. Keisuke nella terza partita di campionato va vicino al gol di testa nell'unica occasione rossonera che la Juventus concede, ma già nella gara successiva contro l'Empoli torna a timbrare il cartellino con un diagonale preciso incrociato da fuori area. Contro il Cesena è di nuovo a secco, ma si rifà con gli interessi con la punizione che chiude la partita contro il Chievo e con la doppietta nella città di Romeo e Giulietta contro il Verona. 6 gol nelle prime 7 partite di campionato e testa della classifica marcatori in coabitazione con Tevez. Mica male per uno non adatto alla Serie A.
SOL CALANTE - Da quella doppietta, però, Honda non ha più segnato una rete nel Milan. Non solo, le sue prestazioni non sono state più nemmeno lontanamente all'altezza delle precedenti. Appoggi sbagliati, una scarsa lucidità nelle scelte in campo. Tutto l'opposto del calciatore visto a inizio stagione. Cosa poteva essere successo al 10 rossonero? L'ipotesi più accreditata è che soffrisse di un calo fisico. A tutto questo si è aggiunta la contemporanea esplosione di Bonaventura come ala destra e, di conseguenza, il ruolo di competenza del giapponese è stato occupato con sempre maggior continuità da Jack fino alla partenza di Honda per la Coppa D'Asia.
SOL LEVANTE - La massima competizione asiatica per nazioni si sviluppa per l'intero mese di gennaio, periodo in cui il Milan sta facendo a meno di Honda. Il giapponese, con la sua nazionale, sembra come rinato. Ha letteralmente preso per mano il Giappone e lo ha portato nei quarti di finale (in programma venerdì contro gli Emirati Arabi Uniti). Nella prima partita ha realizzato un gol su rigore nel 4-0 sulla Palestina, ma già nella seconda gara contro l'Iraq il fantasista del Sol Levante ha dato spettacolo: si è procurato e ha segnato un tiro dagli 11 metri, ha colpito tre legni e ha dimostrato una brillantezza di condizione che con la maglia nel Milan era un miraggio da mesi. Anche nell'ultimo match del girone ha realizzato una rete, contro la Giordania. Gli avversari non saranno certo di una caratura elevata, ma tre gol in tre partite non possono essere un caso.
RINASCITA ROSSONERA - I malpensanti ritengono che Honda possa essersi risparmiato negli ultimi due mesi in rossonero per non arrivare spompo alla Coppa d'Asia. Conoscendo la dedizione e l'impegno di Honda, i milanisti faticano a credere a un retroscena del genere. Del resto, lo stesso Bushido, il codice di condotta morale adottato dai samurai, tra i propri punti prevede il concetto di 'Dovere e Lealtà'. Quando il giapponese ritornerà a Milano (non prima di febbraio), è chiamato perciò a zittire nuovamente le malelingue a suon di prestazioni all'altezza del suo inizio di stagione. L'arrivo nella sessione invernale di Cerci, proprio nel ruolo di Honda, potrebbe dare al giapponese un'ulteriore carica motivazionale. Se lo augurano con tutto il cuore i sostenitori di questo Diavolo ferito e sanguinante.


