Il Milan ha tanto da imparare dall'Empoli: lezione di calcio e di organizzazione
Matteo Calcagni
La partita con l'Empoli avrebbe potuto/dovuto rappresentare il primo step di una sperata risalita, con il Milan alla ricerca di punti importanti verso la rincorsa europea. Il campo però ha detto tutt'altro: una squadra incapace di costruire gioco, dominato da un Empoli padrone del campo sul piano del palleggio. La rete di Destro, unica vera occasione della partita rossonera, poteva comunque regalare un successo, ma l'undici di Sarri ha pareggiato meritatamente nella ripresa, sfiorando anche la vittoria con l'occasione capitata a Tavano.
POCHE SPERANZE - Sebbene la classifica permetta ancora di sperare in una (complicatissima) qualificazione all'Europa League, la realtà è completamente diversa. Il Milan pare ormai essersi smarrito in un tunnel di negatività, delusione e tristezza. I giocatori hanno perso convinzioni, le prestazioni non arrivano ed ogni affondo degli avversari lascia profondamente il segno. Lo scorso anno, pur avendo la medesima situazione di classifica, la squadra giocava e reagiva meglio: la situazione era simile ma si vedeva qualche spiraglio, ora invece le speranze di rimonta cozzano con le continue brutte prestazioni.
ORGANIZZAZIONE E PAZIENZA - L'Empoli di Sarri è venuto a San Siro per condurre il gioco, mantenendone il pallino per quasi tutti i novanta minuti. Questione di organizzazione e di qualità, ma anche di pazienza: il Milan degli ultimi anni è stato un cantiere aperto, tra cambi di allenatori e continue porte girevoli giocatore dopo giocatore. Se non si deciderà finalmente di seguire una stada, e portarla avanti a prescindere, sarà difficile tornare non solo ai fasti del passato, ma anche lottare per un semplice sesto posto.


