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Piano partita o identità, cosa manca al Milan di Amorim?

autore
Manuel Del Vecchio
per Milannews.it
Oggi alle 13:00Primo Piano
autore Manuel Del Vecchio
12.10.2026 13:00Primo Piano
Che sia il piano partita, un'identità non ancora chiara o qualche errore tecnico di troppo il Milan continua a non essere continuo nei 90 minuti
www.imagephotoagency.it
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Il Milan di Ruben Amorim esce dal Mapei Stadium di Reggio Emilia con un pareggio per 1-1 che lascia grande amarezza. È chiaro che un punto contro questo Sassuolo non è di certo la fine del mondo, ma è importante capire come mai ci sia questa difficoltà ormai conclamata nell'arrivare al gol e poi  mantenere il vantaggio. Il tecnico portoghese si è presentato nuovamente con la difesa a 4, ma cambiando gli interpreti rispetto all'ultima giornata contro il Lecce - ad oggi la prestazione più convincente sotto il piano tattico, tecnico e dell'atteggiamento. Come è successo praticamente sempre in questa stagione, tranne che contro il Lecce, arrivati all'intervallo Amorim ha sconfessato le sue scelte per quanto riguarda i titolari. Il tecnico portoghese nel post partita ha parlato, come fa spesso, di caratteristiche e non di moduli, ma è una costante che si ripete troppo spesso per ignorarla.

È un Milan che al momento è ancora "a metà" su tante cose, e per tanti motivi. Il primo è che il mister evidentemente sta sbagliando le scelte iniziali, salvo poi riuscire a mettere una pezza in modo intelligente nella ripresa. È evidente allo stesso modo che in alcune zone di campo il materiale a disposizione è davvero, ma davvero, limitato. Si vengono a creare così delle situazioni di mezzo in cui tiri la coperta da un lato ma lasci inevitabilmente scoperto l'altro.

L'esempio Musah-Modric è quello più esemplificativo. Per molti il centrocampista statunitense sta giocando ad un livello alto per i suoi standard e Amorim lo sceglie spesso perché con la sua incredibile capacità di corsa riesce a dare un certo tipo di equilibrio alla squadra. Ma la sua area di forza si ferma lì. Il contropiede condotto da Musah nel secondo tempo spiega alla perfezione cosa si intende: il numero 80 riceve con la giusta postura del corpo - qui è migliorato parecchio - e parte a cannone come un centometrista. Un centometrista, e non un giocatore di pallone. E infatti il contropiede, una situazione potenzialmente molto interessante, come si conclude? Con un nulla di fatto, visto che Musah conduce solo e non passa mai né fa una giocata che rende l'azione degna di nota come meriterebbe.

Con Modric è l'opposto. Magari si perde qualcosa nelle transizioni - Amorim l'ha sottolineato ancora una volta a DAZN - però poi quando c'è da fare quello che c'è da fare, ovvero il gol, ecco che la classe di Luka fa la differenza. Il croato ha servito benissimo Rabiot tra le linee - provate a fare mente locale per capire quanti giocatori oltre Modric hanno questo tipo di giocata - e il francese ha scaraventato in porta un gran bel sinistro. 

Cosa vuole essere il Milan? Una squadra che sfrutta i movimenti di Ramos e Pulisic per lanciare dentro Moreira e Chukwueze dalla difesa o una formazione che asfissia l'avversario con un fitto possesso palla sulla trequarti e poi imbucare con passaggi coraggiosi e intelligenti a corto raggio? La risposta giusta è: entrambe le cose. E allora c'è bisogno di diversi aspetti da migliorare. In primis che Amorim indovini la formazione iniziale. Poi che i calciatori capiscano calcisticamente il momento della partita e su quale situazione insistere. E infine, ma questo è un discorso ad ampio raggio, aumentare il tasso tecnico della rosa. Vero che siamo ad inizio del progetto, ci sono tante informazioni da assimilare ed un'identità da sviluppare, ma se un calciatore che indossa la maglia del Milan non riesce a segnare a tu per tu col portiere o andare in verticale per il taglio di un compagno dopo un ribaltamento di fronte hai voglia a parlare di allenatore, formazione e identità... 

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