La fiammella della speranza europea torna ad ardere: Inzaghi ci crede ma serve un miracolo
Matteo Calcagni
Contro il Cesena il Milan aveva un solo risultato per tenere viva la, seppur fioca, fiammella delle speranze europee. La prova non è stata straordinaria, soprattutto nella ripresa, ma sono comunque arrivati i tre punti, considerazione certamente non scontata per questa squadra. Dal 21 ottobre scorso, giorno di Verona-Milan, i rossoneri avevano vinto soltanto tre partite: aspetto che, da solo, può essere sufficiente per rimandare le ambizioni di bel gioco. Un successo che da solo servirebbe a poco, ma che era necessario per poter quantomeno sperare nell'Europa League.
LA SPERANZA DI PIPPO - Nella conferenza stampa di sabato pomeriggio, pur riconoscendo le ovvie difficoltà, Inzaghi ha dimostrato di credere ancora nell'obiettivo europeo. La speranza del Milan è di inanellare una serie di vittorie consecutive, cercando di ritrovare, parallelamente ai punti, anche fiducia e consapevolezza. La seconda competizione UEFA non è vicina ma neanche lontanissima: la Lazio pare inarrivabile, ma Fiorentina, genovesi e Inter sono sotto tiro. E' verosimile che anche il sesto posto diventi utile per la qualificazione, considerendo le quattro squadre che si potrebbero giocare la Finale di Coppa Italia: tre pretendenti al podio più la formazione di Montella, che probabilmente centrerà comunque l'obiettivo in campionato.
ASTICELLA TROPPO ALTA - Come giustamente detto da Inzaghi a fine partita, la vittoria sul Cesena non rappresenta ancora nulla. Per sperare in qualcosa di più concreto è necessaria una continuità di risultati che quest'anno è sempre mancata: il Milan non vince due partite di fila dalla prima parte del campionato, proprio quando affrontò consecutivamente Chievo e Hellas. Obbligato quindi uscire dal Bentegodi coi tre punti, in modo da scalare progressivamente la classifica e provare a realizzare un piccolo miracolo. L'ossessiva richiesta del terzo posto, unita ai vari ed evidenti problemi, non ha certamente aiutato la squadra: l'obiettivo principe doveva essere il ritorno in Europa, da ottenere con le unghie e con i denti, ma il perdurante desiderio di "caviale e Champagne" ha reso tutto più complicato. Un errore già commesso lo scorso anno con le conseguenze ben note a tutti.


