Dal caso La Ferrara a quello di Forte dei Marmi: quando il razzismo si valuta con due pesi e due misure
Pietro Mazzara
Quello che è successo l’altro ieri a Forte dei Marmi nei confronti di alcuni ragazzi di colore degli esordienti 2004 del Milan è, senza ombra di dubbio, qualcosa di deplorevole, che identifica come bestie quelle persone che se la sono presa con ragazzini di 11 anni senza un reale motivo. La stupidità umana è una brutta bestia ed esplode, in maniera fragorosa, quando il livello di guardia è più basso perché i media non sono presenti. Eppure tutto arriva, documentato nei dettagli dei presenti. Perché certe cose vanno affrontate e vanno denunciate anche a livello nazionale. Ma c’è modo e modo di farlo, c’è modo e modo di dare la caccia a questi idioti patentati che danno aria alla bocca offendendo chi è indifeso, ma che capisce tutto al volo. Eppure, a distanza di un anno da un altro episodio che ha visto protagonista sempre una formazione del Milan, la caccia al “mostro” non è stata così netta come all’epoca.
IL CASO LA FERRARA - Quasi 365 giorni fa, proprio in tema di razzismo, ci trovammo a gestire la situazione relativa allo scambio di insulti che si venne a creare tra Cosimo La Ferrara e Justice Opoku durante il derby degli Allievi B vinto dal Milan per 5-0. L’attaccante napoletano, dopo aver messo a segno il quinto gol, venne subito sostituito da Brocchi a causa di un’esultanza ritenuta esagerata e poco rispettosa dell’avversario e costretto a chiedere scusa a tutta la panchina avversaria e qui, proprio nell’incrocio con Opoku, volarono parole poco eleganti da una parte e dall’altra. Ciò che ne è conseguito è finito su tutti i giornali, con La Ferrara messo alla berlina, fatto passare per razzista e distrutto a livello psicologico. Il ragazzo, però, ha pagato molto cara quella sciocchezza con una punizione da parte della società (non giocò le ultime partite di campionato) e della corte Federale che, a distanza di sei mesi, gli comminò una squalifica di quattro giornate. Ma da quella volta in poi, di La Ferrara abbiamo sentito parlare solo per questioni tecniche.
DIFFERENZE NETTE – Oggi, invece, in pochi si sono indignati apertamente e in tanti hanno fatto l’esercizio più facile che si potesse fare: girare la frittata sottolineando presunte differenze nei dati anagrafici di quei ragazzi di colore che vestono la maglia rossonera e, soprattutto, andando ad attaccare il Milan come società. Il club, dal canto suo, vuole tutelare al massimo chi è stato vittima di un sopruso quale è l’insulto razzista. Ma se a pilotare certe situazioni ci sono interessi terzi, allora possiamo anche finire di parlarne e pensare solo a come evitare, in maniera intelligente, certe cose. Perché se il “mostro” ha la maglia del Milan va demolito, se invece chi subisce l’insulto gioca con la casacca rossonera addosso, allora la caccia al colpevole e l’esercizio dell’indignazione possono passare in secondo piano. No, non funziona così.


