Muntari, Allegri, il Presidente e l'Europa meno lontana
Carlo Pellegatti
Silvio Berlusconi, Massimiliano Allegri, Sulley Muntari. Cominciamo proprio dal giocatore ghanese, la richiesta del quale, quella di non essere più convocato, ha spinto alle più disparate reazioni. Mi è sembrata molto professionale la decisione del centrocampista rossonero, che sceglie di continuare ad allenarsi, sabato e domenica compresi, per onorare il suo contratto, tenendosi a disposizione in caso di emergenza, fino alla fine della stagione. Muntari, caso raro, rinuncia dunque al suo ultimo anno di contratto, dando mandato al suo procuratore di cercare un altro club. Eccellente opportunità anche per il Milan che, a giugno, un anno prima della fine del rapporto, chiuderà la sua avventura con il ghanese, liberandosi dal problema di trovare una società interessata a Sulley. Soluzione, perciò, ideale per entrambe le parti. Non susciterà rimpianti la sua partenza, ma lascia comunque il Milan un giocatore che si è sempre sentito onorato di indossare la maglia rossonera, e un uomo educato, rispettoso, sempre pronto a esaudire i tifosi che gli chiedessero una foto o un autografo. Chiude la sua carriera milanista che lo ha visto realizzare tredici gol. Anzi, no le reti sono quattordici. Tutto il mondo, eccetto il sig. Romagnoli, ha visto quella palla dentro la porta di Buffon di almeno un metro. Un errore che è costato al Milan la seconda Stella del Ventesimo Scudetto, un errore che ha cambiato la Storia di questi ultimi tre anni. La storia di campionati e allenatori. Qualcuno invece rimpiange, fra le tante recriminazioni che circondano l’attuale momento dei rossoneri, anche l’esonero di Massimiliano Allegri, soprattutto dopo gli ultimi brillanti risultati della Juventus. Un esonero inevitabile, per chi rammenta bene il momento, in quella triste domenica di gennaio, dopo la sconfitta contro il Sassuolo, bravo a ribaltare lo 0-2 e a battere clamorosamente i rossoneri, con un pesante 4-3.
Il Milan, il dodici gennaio, occupa la posizione numero dodici in classifica, a solo più cinque dalla terz’ultima, il Bologna. E’ stata una liberazione soprattutto per Allegri, devastato da una stagione terribile. Ancora un dodici gennaio, dunque, nefasto per la storia rossonera, dopo quello del 2012, il giorno del “no” a Tevez. Dopo il presente, Muntari, il passato Allegri, chiudiamo con il futuro. Tante le domande sul nuovo assetto societario, che dovrebbe vedere, a giugno, l’arrivo di un nuovo investitore. Dalla Thailandia? Dalla Cina? Dal Medio Oriente? Dagli Stati Uniti? Un futuro che è nelle mani di Silvio Berlusconi, e dunque sono tranquillo. Il Presidente vuole chiudere, fra qualche anno, alzando un trofeo. Per coronare il suo sogno, sono necessarie…forze fresche, insomma denaro che servirà per ripianare i debiti e alimentare il mercato. Il Dirigente Numero Uno del Club sta lavorando con pazienza e discrezione, per trovare la soluzione più adatta al blasone e alla storia milanista. Una storia forse alla vigilia di una pagina esaltante, firmata ancora da Pippo Inzaghi. Dopo i risultati delle semifinali di Coppa Italia, l’Europa è meno lontana. Certo serve un’impresa, ma, per entrare nella leggenda, anche da allenatore, non vi è occasione più propizia. Pippo ha creduto a quella palla di Ambrosini, contro l’Ajax, nel 2003. Crede certo a una nuova magia, dodici anni dopo.


