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LIVE MN - Maldini: "Si punta poco sui valori del Milan. La Champions del 2003 è stata fantastica. Vorrei rivivere il mio esordio"

autore
Pietro Mazzara
per Milannews.it
venerdì 10 aprile 2015, 21:05Primo Piano
autore Pietro Mazzara
10.04.2015 21:05Primo Piano
Federico De Luca
Federico De Luca

Finisce qui l'intervista di Paolo Condò a Paolo Maldini

- Su quale partita vorrebbe riviviere: "Forse l'esordio. Avevo davanti a me giocatori più esperti pronti a entrare prima di me. Anche li è stata una grande intuizione di Liedholm di non dirmi che sarei entrato. Alla fine di quella partita tutti mi facevano i complimenti e mi sono detto che, forse, avrei potuto giocare con i grandi".

- Sugli avversari più duri: "Maradona, Ronaldo nei due anni di Inter era fenomenale, e Zidane".

- Su un fallo brutto: "Una volta, in un derby, volevo entrare duro su Serena. Lui si spostò e io travolsi Baresi".

- Sui litigi in campo: "Ho litigato con Berti, Mutu, Materazzi. Lui mi fece espellere. Il sangue va, e quando si chiude la vena...".

- Sulla dedica di Guradiola dopo la Champions del 2009: "E' stato molto bello. L'ho visto 3-4 volte quando giocava in Italia, non lo posso ritenere un mio amico, ma è stata una dedica molto bella. E' un personaggio che ha cambiato la storia del calcio".

- Sul rispetto degli avversari: "E' stato molto bello essere rispettato sia dagli avversari sia dai tifosi avversari. E questo, a me, è successo. La gente non è stupida e capisce come sei anche da una partita di calcio".

- Sulla finale di Manchester 2003: "E' stata la stagione post mondiale. Tutti mi davano per finito ed ho fatto la mia stagione migliore in assoluto. A livello di forza. Quell'edizione di Champions è partita con dei preliminari e io ho giocato tutte le partite. L'abbiamo vinta ed è stato un segnale importante":

- Sulle critiche al mondiale: "In quell'occasione ce ne furono davvero tante. In una conferenza stampa post Croazia mi venne dato del raccomandato, a 34 anni, e li ho chiusto con le conferenze stampa e la nazionale".

- Sul mondiale del 2002: "Non sono arrivato al top, ero rimasto fermo 4 mesi. Peccato, era una grande squadra. Quel mondiale fu gestito male, molto dispersivo e poco caldo a livello di tifo. Fu un mondiale molto asettico. E' stato il mio ultimo mondiale, non l'ho giocato bene".

- Sulla finale dell'Europeo del 2000: "La finale era praticamente vinta. Abbiamo avuto tanta fortuna con l'Olanda".

- Sull'essere capitano della nazionale con il papà CT: "Ho provato un po' di imbarazzo. C'era anche da parte dei miei colleghi. L'abbiamo superata da uomini, mettendoci la faccia. Ero già capitano prima che arrivasse lui".

- Sul giugno '96: "Il giorno in cui perdemmo con la Repubblica Ceca era nato mio figlio. In quella partita siamo stati sfortunati. Ma quell'anno me lo ricordo come la nascita di mio figlio Christian".

- Su Baggio titolare nella finale del '94: "La formazione ci venne data poco prima di andare allo stadio. Sacchi fece un allenamento intorno alle 8 per provare Baggio e Roberto non si presentò. Nessuno sapeva se ce l'avrebbe fatta".

- Sulla finale mondiale: "E' una sensazione stupenda, ma la tensione ti può ammazzare. La viglia fu molto particolare, c'era un caldo terribile a Los Angeles. Mangiammo alle 7.30. Fu una preparazione alla partita inusuale. Non era sicuro che Baresi ce la facesse. Io ero capitano in quel momento, mi son fatto tanti film. E' stato l'unico rammarico della mia vita calcistica".

- Su USA '94: "E' stato un mondiale incredibile, con condizioni climatiche assurde. Siamo andati la con tanta conoscenza e tanta esperienza internazionale. Il problema è che non si poteva mai fare un allenamento duro. Giocare ad alto ritmo, con quel clima, era impossibile. Ci siamo adattati molto piano, rischiando di essere eliminati".

- Su cosa mancò a Italia '90: "Era un mondiale strutturato diversamente rispetto a quelli attuali. Il passare da Roma a Napoli, contro l'Argentina, è stata la cosa peggiore che ci potesse capitare. Forse, la finale giusta, sarebbe stata Italia-Geramnia. Se avessimo vinto il Mondiale in casa, saremmo finiti sul piedistallo a vita".

- Sui suoi allenatori: "Sono stato molto fortunato nella tempistica degli allenatori che ho avuto. Liedholm mi ha dato tranquillità, poi ho avuto Capello in Primavera ed era perfetto perché insegnava cose da professionisti. Sacchi mi ha insegnato tantissimo e, nel momento migliore della mia carriera, ho riavuto Capello che mi ha detto di fare un grande giocatore. Zaccheroni mi ha dato un input diverso. Anche a livello fisico, a 30 anni, fare certi allenamenti mi è servito. Mi ha cambiato di ruolo. Infine Ancelotti che è arrivato al momento giusto".

- Su Napoli-Milan dell'88: "Ci giocavamo tutto e Maradona disse che non voleva vedere nessuna bandiera milanista. Diego è stato un grande avversario, molto simpatico. Parlava tanto, arrivava sempre con dei dolorini. Ma quando iniziava la partita, diventava un mostro, sia a livello tecnico che fisico".

- Sulle esperienze vissute con il padre in panchina: "E' stato strano".

- Sull'essere il figlio di Cesare Maldini: "Non è stato facile e sui campetti della periferia sentivo i papà delle squadre avversarie che facevano questi commenti. Ma per me è stato uno stimolo. Quando c'era troppa esposizione, con Liedholm, mi disse di stare tranquillo e poi arrivò il mio esordio".

- Sui valori: "Una delle forze del Milan e dei club come il Milan, che sono pochi, è la tradizione. E si punta poco sui veri valori del Milan".

- Sul momento del Milan: "Sono cambiati i tempi rispetto a tanti anni fa. Era più facile cementare un gruppo e si stava molto di più insieme".

- Sugli anni d'oro: "Mi ricordo quando mi affacciavo alla prima squadra e presi come esempio chi parlava poco e faceva tanto sul campo. Un esempio su tutti, Franco Baresi".

Amici di MilanNews.it benvenuti alla diretta testuale dell'intervista che Paolo Maldini ha rilasciato a Paolo Condò de "La Gazzetta dello Sport" per la sua rubrica su Gazzetta Tv, ovvero Condò Confidential.

per Milannews.it

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