Il Grifone condanna il Milan ai preliminari di Tim Cup: la sveglia rossonera è arrivata troppo tardi
Matteo Calcagni
La roboante vittoria del Genoa sul Torino, degno coronamento di una stagione straordinaria del Grifone, ha di fatto tolto l'ultimo "obiettivo" della stagione rossonera: cercare di chiudere all'ottavo posto ed evitare il terzo e il quarto turno preliminare di Coppa Italia. L'ottava piazza, attualmente occupata dall'Inter, dista sei punti, con solo nove a disposizione, rendendo l'impresa sostanzialmente impraticabile. La vittoria di sabato sera avrà rallegrato sicuramente l'ambiente, ma parallelamente ha fatto salire i rimpianti, dimostrando che questa squadra avrebbe potuto e dovuto avere una classifica decisamente migliore.
TANTI ERRORI - Le colpe di questa stagione fallimentare sono da dividere, dato che gli errori sono stati commessi ovunque: sul mercato, in campo, in panchina e anche nei proclami. Perché sbandierare che questa squadra avrebbe potuto raggiungere la Champions League partendo da un poco onorevole ottavo posto? Un disastro a lungo termine, mitigato da alcuni successi sporadici, come quello sulla Roma. Con una fame più costante, ed un allineamento delle priorità, probabilmente ora parleremmo di Europa League e non di decimo posto, il quale potrebbe al massimo trasformarsi in nono con una serie di risultati positivi da qui a fine campionato.
NUOVA MENTALITA' - Per ripartire, oltre che nuovi e corposi investimenti, serve pazienza e tanta umiltà. L'ingresso di nuove risorse economiche può aiutare, ma non è sufficiente per garantire successi immediati. Il Milan deve ricominciare la corsa dalle basi, ambendo ai successi con sudore e fatica, sia in allenamento che in campo. In questa stagione non è mancato il lavoro, essendo Inzaghi un perfezionista, ma evidentemente ha latitato un certo fuoco nelle teste dei giocatori, troppo discontinui anche a livello mentale. Una squadra non può battere una Roma in lotta per la Champions dopo aver perso malamente una serie di sfide alla portata... Chiunque siederà sulla panchina rossonera il prossimo anno dovrà cercare di evitare questi black out, a prescindere dal valore tecnico dei giocatori acquistati.


