Allegri, Inzaghi e l'allenatore del futuro
Luca Serafini
Complimenti Massimiliano Allegri. La Juventus non è forse la più forte o la seconda squadra d’Europa, ma è lì. In finale. La Juventus non giocato un calcio affascinante, ma è lì. In finale. Non ha quasi mai convinto in trasferta a parte quella magica notte di Dortmund, non godeva dei favori del pronostico né prima né durante il suo cammino. Ma è in finale. Il capitolo Allegri merita un apprezzamento: la sua esperienza milanista non lascerà la traccia sperata dopo la conquista del primo scudetto e non cambia la valutazione sul suo periodo rossonero, ma gli va riconosciuta una capacità di gestione indubbiamente agevolata dal lavoro di Antonio Conte e dalla struttura della società, ma completata dai suoi accorgimenti che hanno portato la squadra al 4° scudetto consecutivo e alla finale di Champions. Bravo.
La sua storia recente insegna al Milan, anzi deve ricordare al Milan che ne è stato maestro per 25 anni, che l’allenatore incide, perché incide, ma in un grande club deve avere la possibilità di confrontare le sue capacità con la filosofia e le strategie vincenti sposate al momento della firma di un contratto. Deve poter lavorare su un patrimonio tecnico importante. Deve potersi confrontare in maniera seria e coerente con le esigenze della società e quelle del campo. Alla Juventus da tempo tutto questo è possibile. Non è importante che Antonio Conte o un altro allenatore avrebbero potuto conseguire gli stessi risultati di questa stagione: li hanno ottenuti la Juventus e Allegri. Fondendo le proprie idee e le proprie energie.
Oggi che Berlusconi smentisce i suoi stessi araldi sull’affidabilità di certi compratori, oggi che le idee e le strategie del Milan appaiono un tragicomico ammasso di carta scarabocchiata, il tema del mercato è prioritario insieme con quello dell’allenatore. Chiunque sia quello individuato per la stagione 2015-2016 dovrà poter contare di nuovo su una complicità totale da parte della società, se ancora al Milan ve ne fosse una. Chiunque sia dovrà poter contare su un progetto, anche basico, minimalista, ma un progetto. Perché la sofferta esperienza di Inzaghi potrà ripeterla chiunque al posto suo l’anno prossimo. Chiunque. A partire da Pippo stesso, se ancora fosse questa la tentazione di Berlusconi e Galliani.


