Quando Ronaldo rincorreva Oddo...
Francesco Somma
Sono trascorsi due anni e mezzo, c’è di mezzo una Champions strappata al Liverpool, ci sono un Kakà in meno, un Pato e un Ronaldinho in più. C’è Leo in panchina, Thiago Silva al posto di un Kaladze imperioso e di un Maldini ancora grandissimo. Tante cose sono cambiate, insomma, dal 2 maggio 2007, data che in queste ore di crescente tensione nervosa in tanti evocano alla memoria, un po’ perché la vigilia delle grandi partite richiede sempre un’occhiata indietro: precedenti, cabala, arbitro etc.., un po’ perché quella semifinale di ritorno contro lo Utd non può che essere ricordata come una delle più entusiasmanti partite del Milan ancelottiano. Al fischio finale non ci furono parole più azzeccate di quelle che si “limitarono” ad etichettarla come The Perfect match, la partita perfetta. Ebbi l’impagabile fortuna di assistervi dal vivo, non posso che accodarmi all’acclamata perfezione: fu il Milan più bello che abbia mai visto. Tutti, da Dida a Gilardino passando per Ambrosini, assolsero alla propria missione senza lesinare una goccia di sudore e generosità. Forse sarebbe bastata una sola goccia in meno per non riuscire a rimontare quel gol di Rooney allo scadere. Certe partite sono spietate nella loro importanza: ti obbligano a dare nient’altro che il 100%. Quel Milan ebbe il merito di capirlo il 24 aprile, uscendo a testa alta dal “Teatro dei sogni”. In zona mista, a chi gli parlava della sfida di ritorno, Seedorf rispose: “A San Siro vinceremo perché daremo tutto quello che abbiamo”. Detto fatto, fin dal riscaldamento e poi dai minuti iniziali. Rooney faceva paura meno di oggi, oscurato com’era dal fascino alieno di quel Cristiano Ronaldo che tutti (a ragion veduta) preannunciavano come protagonista assoluto dell’intera competizione.
Il portoghese confermò i pronostici, ma con anno di ritardo…Fu una gara impeccabile, dicevamo. Ammiravo l’inossidabile intesa tra Kakà e Seedorf, la lucidità di Pirlo, che i mastini inglesi non riuscivano ad eclissare. Sentivo l’eco del ringhio di Gattuso ad ogni intervento nel cuore del centrocampo; sentivo San Siro accompagnare senza sosta i propri beniamini, come un fiume che s’ingrossa e non vede l’ora di rompere gli argini, ma le immagini che mi lasciarono a bocca aperta, e mi convinsero che ce l’avremmo fatta, venivano dalla nostra fascia destra. Proprio lui, lo spauracchio numero uno, Cristiano Ronaldo, imbarazzato, annichilito da qualcosa che lo sovrastava. Nessuna forza oscura, semplicemente un omino di nome Massimo Oddo. Ebbene, Ronaldo non solo non riusciva a puntarlo, ma fu addirittura costretto a rincorrerlo, più di una volta, trasformandosi in difensore, materializzando la più improbabile e beffarda delle inversioni di ruolo. Altro Milan, altri tempi, altri protagonisti. Cos’è rimasto di quei 90 minuti? Un ricordo indimenticabile, alcuni reduci dell’impresa, ma soprattutto la necessità di dare tutto, senza risparmiare una goccia. Certe partite lo richiedono, e questa non fa eccezione. Ce la faremo solo così. Avanti Milan!


