Ibra la chiave di tutto: squadra e mercato
Luca Serafini
L’offerta sarebbe pronta, 5 milioni e mezzo al PSG e 18 in 3 anni al giocatore. Conteggiando premi e tasse al lordo, il valore dell’operazione sfiora i 50 milioni. Per un giocatore del 1981 che 3 anni fa fu “obbligato” ad andarsene inserito senza deroghe nell’operazione Thiago Silva, è molto. Troppo. Le motivazioni che nel 2012 portarono a impacchettare lo svedese sullo stesso cargo di Thiago verso Parigi, furono di ordine finanziario e tecnico. Il Milan si sgravò di un ingaggio pesantissimo, incassò 21 milioni per il suo solo cartellino, si liberò di un fardello caratteriale che – al di là dei singoli screzi con Allegri, qualche compagno e qualche giornalista – inibiva fino alla frustrazione El Shaarawy (altro pulcino bagnato dopo Pato) sul quale la società rossonera giustamente puntava senza remore.
Riproporre Ibrahimovic a Milanello sia pure con un tecnico di polso come Sinisa, è un po’ come richiamare Clarence Seedorf senza ricordare quali fossero pregi e difetti di una personalità particolarmente elevata, nel bene e nel male. Questo è un aspetto di cui prendere atto per evitare errori ed equivoci. Sempre che l’operazione vada in porto. L’altro lato della medaglia è puramente tattico, ma è naturalmente destinato a diventare predominante. Aspettare Ibra, averlo o non averlo in squadra, non significa semplicemente avere un centravanti che segna moltissimo: significa disporre l’altro o gli altri attaccanti in zone di campo che non siano di disturbo allo svedese, educarli ai movimenti, consentire gli inserimenti dei centrocampisti che – di conseguenza – oltre a sovrapporsi ai giocatori di prima linea, lasciano sguarnita la trincea. L’equilibrio di una formazione in cui è o non è presente uno come Zlatan Ibrahimovic, in buona sostanza, è appeso a un filo esilissimo che condiziona l’atteggiamento di tutta la squadra. Mihajlovic avrebbe assoluta necessità di sapere al più presto quale potrebbe essere l’esito delle trattative, quali siano ad oggi le percentuali, in modo che possa eventualmente cominciare a disegnare un Milan o un altro Milan. Non è un lavoro facile.
Il solo fatto che la prossima scadenza tra Milan, PSG e Raiola sia fissata in agosto la dice lunga sulla complessità del ritorno di Ibra. Ci sono 3 interlocutori che devono dare il proprio assenso, benché immaginiamo che con il procuratore del giocatore i patti siano già chiari da tempo. O che abbiano una base solida su cui costruire la discussione. La scadenza di agosto diventa così dominante sulle scelte accessorie del nuovo Milan che nasce: se Ibra arriva, le casse si vuotano quasi interamente della fetta restante per il mercato, altrimenti resteranno a disposizione i mezzi necessari per poter puntellare anche centrocampo e difesa che necessitano ad oggi di almeno 2 elementi dal rendimento certificato. E qui si torna al punto 1: quale che sia il progetto finale della squadra da mettere in mano a Sinisa Mihajlovic, bisogna augurarsi che i conti siano stati fatti per bene su chi, cosa e dove serve in campo per ridare competitività alla truppa rossonera. Sapendo in che mani siamo, la paura dell’errore fatale in questo momento è dominante.


