Un derby da vincere. E basta
Luca Serafini
Finite o comunque ormai inutili le discussioni sul mercato, sulle scelte, sulle mancanze. Il Milan questo è e questo rimane fino a gennaio e con questa squadra Mihajlovic deve ripartire. Partire, anzi. Perché è ancora ferma al palo: i 3 punti con l’Empoli hanno mosso la classifica, ma i contenuti sono rimasti quelli di Firenze. I rossoneri non sono ancora partiti. Il precampionato e in particolare la prestazione contro il Perugia in Coppa Italia avevano dato l’impressione di una ritrovata vitalità: gente che correva, pressava, sapeva dove stare, dove andare, cosa fare. Un’impressione, per carità, niente più che una sensazione. Positiva però. Confortante. I primi 180’ di campionato hanno fatto sprofondare l’ottimismo a livelli di guardia, per stessa ammissione dell’allenatore.
Le lacune mostrate dai rossoneri in 2 partite sono state evidenti. La prima, questa ormai purtroppo cronica, è la mancanza di personalità. Non c’è un leader. Non c’è un carismatico capace di guidare, cambiare, accelerare. Non c’è un capitano. Uno capace di spronare, gridare, aiutare, organizzare. Leggevamo in questi giorni i commenti di qualche tifoso: “Non so la maglia di quale campione regalare a mio figlio”. Non è questione soltanto di nomi, ma di ascendente. Ci sono stati giocatori nel Milan di questi ultimi 30 anni che non erano talentuosi, non erano dotati come gli altri, non erano coccolati come altri ancora, ma hanno saputo distinguersi per avere gli attributi. Per aver saputo dare più di quanto potessero prendere, pur indossando una maglia così gloriosa, guadagnando molto e vincendo tanto. Semplicemente, appunto, manca un capitano, uno che oltre ad essere serio, corretto, esemplare per impegno e dedizione come De Jong, sappia dare qualcosa di più nello spogliatoio e – di conseguenza – sul campo.
Poi ci sono lacune tecniche e tattiche. Abbiamo accennato la scorsa settimana a un’involuzione nella spinta sulle fasce, negli inserimenti dei centrocampisti, nell’inventiva e nell’estro di chi ne ha. O ne avrebbe. Pochi saltano l’uomo, qualcuno però è capace di scappargli via (vedi Bacca). Bisogna saperlo innescare. Bertolacci, Romagnoli, lo stesso De Sciglio devono prendere coraggio, devono liberarsi dai complessi, devono crescere. Insieme con la squadra. Montolivo deve scuotersi, deve recuperare terreno nei confronti di Sinisa e dei tifosi. A proposito di Sinisa al quale diamo tempo com’è giusto che sia, ora è lui che deve (ri)dare equilibrio, (ri)dare protezione alla difesa con gli uomini che ormai ha, (ri)trovare il modo di mandare palloni agli attaccanti, resuscitare Cerci e Balotelli, costringere la squadra a sopperire a queste lacune appunto con la corsa, il pressing, un gioco più rapido e un atteggiamento più spavaldo. Che non vuol dire andare all’attacco in 10, semplicemente lottare su ogni pallone per provare a costruire.
Al di là dei 6 punti in 2 partite, per l’Inter in fondo le tematiche della vigilia sono più o meno le medesime: nonostante un precampionato decisamente più allarmante di quello milanista e il punteggio pieno in 180’ i problemi ci sono eccome e sono visibili.. A maggior ragione questo derby è da vincere e basta, come e più di tutti gli altri. Mercato o no, i nerazzurri sono squadra abbordabile e battibile. Il Milan lo dimostri.


