Da incubo ad arma in più. Le palle inattive fanno la fortuna del Milan: i dati
Pietro Mazzara
Per anni i tifosi rossoneri hanno temuto di prendere gol di testa e su palla inattiva. Una vera e propria psicosi che affonda le sue radici nell’epoca ancelottiana e che si è protratta fino a pochi mesi fa. In principio era stato Filippo Inzaghi ad intuire la necessità di dare un cambio di rotta ai calci piazzati a favore dei rossoneri, prendendo nel suo staff lo “specialista” Gianni Vio, i cui schemi però non produssero gli effetti sperati. Meno cervellotici, ma decisamente più efficaci, quelli di Sinisa Mihajlovic che nel primo blocco di stagione ha già visto realizzati per 10 gol da situazioni da fermo, compresi due rigori.
IN TUTTI I MODI - Delle 24 reti realizzate in campionato dal Milan, ben nove sono arrivate da situazioni di palla inattiva con i rossoneri che sono stati in grado di trovare la via della porta avversaria in tutti i modi possibili. Il fondamentale più redditizio è stato il calcio d’angolo, da cui sono nate ben quattro reti, tutte decisive. Due le ha messe a segno Luiz Adriano (contro Empoli e Sassuolo) mentre hanno siglato la loro prima rete stagionale anche Zapata (a Udine) e Alex (domenica a Frosinone). Particolare attenzione anche ai calci di punizione diretti, che hanno visto Balotelli (sempre a Udine) e Bonaventura (contro il Palermo) trovare traiettorie vincenti e imparabili. Sempre da calcio di punizione, ma questa volta indiretto, è nato anche il gol di Mexes contro la Lazio mentre Jack, in coppa Italia con il Crotone, ha trovato la parabola che ha sbloccato la partita nei supplementari. Infine due i rigori a favore trasformati con Bacca e Niang che hanno realizzato il penalty contro Sassuolo e Sampdoria.
FETTA IMPORTANTE – Come si può evincere, 9 gol su 24 da palla inattiva rappresenta più del 33% dei gol segnati dal Milan in campionato. Una percentuale molto importante, che testimonia la ritrovata pericolosità dei rossoneri nei giochi da fermo e anche nelle aree di rigore avversarie. Il cammino, però, è ancora lungo e c’è da credere che Mihajlovic continuerà a lavorare duramente su questi fondamentali per renderli, sempre di più, un’arma a proprio favore.


