Inseguito, voluto, scaricato: la storia tra Cerci e il Milan è ormai ai titoli di coda
Simone Nobilini
L'attesa del piacere è essa stessa il piacere... E se fosse vero? Nel caso relativo alla liaison Cerci-Milan, obiettivamente, la precedente teoria pare più che fondata: inseguito e apprezzato ai tempi in cui divenne simbolo della Torino granata, salvo poi sposare il progetto Atléti; voluto fortemente a gennaio, strappato alla concorrenza dell'Inter, ed ora scaricato con largo anticipo. L'arrivo dell'esterno di Velletri sembrava poter dare davvero una spinta in più nel reparto offensivo rossonero, contrariamente a quanto visto sul campo in un anno in maglia Milan: ma il Cerci versione Torino, piacere sì per qualsiasi squadra potesse usufruirne, a San Siro non si è davvero mai visto. E l'altrettanto piacevole voglia della società rossonera di poter contare su di lui, da più di un anno a questa parte, è ormai decisamente scemata, con l'ipotesi di un nuovo prestito al Genoa sempre più viva.
OMBRA DI SE STESSO - Giunto a Milanello dopo una prima parte di stagione spesa più in panchina che in campo, tra il ritardo nella preparazione e le scarse condizioni fisiche mostrate, Cerci non ha mai ritrovato lo smalto che ne ha contraddistinto gli anni spesi alla corte di Giampiero Ventura. Gamba pesante, scatto decisamente meno dinamico ed una prevedibilità generale tra movimenti, dribbling e scelte che non ha mai portato l'ex Toro a rappresentare un'arma fondamentale per far male alle difese avversarie. Il Cerci versione rossonera si è dunque rivelato, sostanzialmente, l'ombra di se stesso, con un solo gol fortuito messo a segno nella trasferta di Palermo e 7 assist totali cancellati da prestazioni troppe volte eccessivamente opache.
CHANCE SPRECATA - Inondato di critiche dal mondo calcistico in generale, tra frecciate lanciate dalla compagna su un arrivo nel "Calcio che conta" poco apprezzate, Cerci avrebbe avuto grazie al Milan l'opportunità di dimostrare che la prima parte di stagione colchonera risultasse solamente una piccola parentesi negativa. Una chance servita su un piatto d'argento tuttavia sprecata, sia nella gestione Inzaghi che in quella Mihajlovic, capace di riproporlo nuovamente quando ormai l'avventura del numero 11 in rossonero sembrava chiusa: storia ormai ai titoli di coda con ben sei mesi d'anticipo, rispetto al prestito di un anno e mezzo concordato con l'Atléti, e delusione reciproca a segnare la fine di un rapporto che lascia tutti scontenti. Con Cerci mancato protagonista di una rinascita più che possibile in un Milan che, dal suo arrivo, si aspettava decisamente ben altro tipo di apporto. Mai fornito.


