ESCLUSIVA MN - Taye Taiwo: "Via dal Milan dopo 5 mesi? Colpa della caviglia e della lingua ma non volevo marcire in panchina: ero più forte di Antonini! Che tristezza la parabola di Pato. Robinho in carcere? Gli sono vicino"
Redazione MilanNews
Quattro partite, quattro vittorie e il privilegio di condividere lo spogliatoio con alcuni dei più grandi campioni della storia recente del Milan. Per tanti quello del 2011/12 fu l'ultimo Grande Milan. Eppure, l’avventura in rossonero di Taye Taiwo durò appena cinque mesi, complice un infortunio alla caviglia che ne condizionò il percorso e un ambientamento mai del tutto completato. Intervistato in esclusiva da MilanNews.it dal giornalista Alessandro Schiavone, il terzino nigeriano ripercorre la sua esperienza a Milanello, racconta il rapporto con Nesta, Thiago Silva, Ibrahimovic e Seedorf e non si nasconde quando torna sulla rivalità con Luca Antonini per un posto da titolare. Dal rimpianto per il destino di Alexandre Pato alla preghiera per Robinho, fino alla convinzione che serva pazienza per riportare il Milan ai vertici: Taiwo riapre l’album dei ricordi rossoneri senza rinunciare alla schiettezza che lo ha sempre contraddistinto.
Quattro partite con il Milan e quattro vittorie. Un bilancio perfetto, con il 100% di successi. Quali ricordi conserva della sua esperienza in rossonero?
"(ride, ndr) Ho ricordi bellissimi, perché mi sono trovato davvero bene. Ho avuto l’opportunità di giocare con tanti grandi campioni come Clarence Seedorf, Ibrahimovic, Robinho, Pato e Prince Boateng! E poi Filippo Inzaghi, che mi ha sorpreso a 38 anni. Ho avuto la possibilità di entrare a far parte di un club con calciatori di questo livello e di indossare la maglia del Milan".
Al Marsiglia era diventato una leggenda, collezionando quasi 200 presenze. L’esperienza al Milan ha segnato l’inizio del declino della sua carriera visto che non molto dopo è andato a giocare in Svizzera, Finlandia, Svezia e Cipro senza dimenticare il Sant'Angelo.
"No, il problema che ho avuto al Milan è stato alla caviglia. Ho disputato tutte le partite di allenamento, ma poi quell’infortunio mi ha tenuto fuori per mesi. Quando sono tornato, è diventato tutto molto difficile".
Dopo appena cinque mesi, però, ha gettato la spugna decidendo di ripartire dal QPR. Forse ha avuto troppa fretta?
"Avevo parlato con l’allenatore (Max Allegri, ndr) dicendogli che volevo giocare e che non volevo assolutamente marcire in panchina. Mi disse che, se avessi trovato una squadra in cui andare in prestito, non ci sarebbero stati problemi. È per questo che sono andato al Queens Park Rangers".
Il Taye Taiwo ammirato da tutti a Marsiglia era però superiore al giocatore che doveva sostituire nell'undici iniziale e che le aveva soffiato il posto, Luca Antonini?
"Assolutamente! Ma, dal mio punto di vista, quando sono arrivato al Milan avrei dovuto imparare l’italiano. La Serie A è diversa dalla Premier League e dal campionato francese. Credo che, se mi avessero dato più tempo, anche per imparare la lingua, avrei fatto al Milan quello che avevo fatto al Marsiglia. Ma ormai è passato… E sono comunque orgoglioso di aver avuto l’opportunità di entrare a far parte di un club così importante, una delle squadre più grandi al mondo".
Com'era giocare in difesa con Nesta e Thiago Silva?
"Mamma mia, era fantastico!".
Chi era il migliore?
"Erano entrambi molto forti e comunicavano benissimo. Mi sono trovato davvero a mio agio con loro".
Ibrahimovic non era l'allenatore, ma si dice che fosse lui a prendere la maggior parte delle decisioni. È vero?
"Lì ognuno aveva il proprio ruolo (ridr, ndr). Zlatan è uno che vuole sempre vincere: fa parte della sua mentalità, non voleva mai perdere. Voleva vincere a tutti i costi, ed era una cosa bella".
Ha giocato con un Pato nel pieno della sua carriera.
"Era un giocatore straordinario, semplicemente straordinario! Ma quello con cui sono stato davvero fortunato a giocare è Clarence Seedorf. Lo chiamavo Obama (sorride, ndr)".
La sorprende che Seedorf non sia diventato un grande allenatore? Da calciatore sembrava avere un'intelligenza calcistica fuori dal comune, la capacità di anticipare lo sviluppo del gioco, una straordinaria lettura tattica e un grande senso della posizione. Non era il più veloce, ma si trovava sempre nel posto giusto al momento giusto. Da allenatore, però, le cose non sono andate come sperava. Anzi male. È sorpreso?
«Per me, quando sei stato un grande calciatore, ci vuole tempo per diventare un grande allenatore. Il presidente del club che ti sceglie deve darti il tempo necessario per dimostrare il tuo valore».
Classe mondiale, grande giocatore, buon giocatore o mediocre:
Ibrahimovic?
"Classe mondiale".
Nesta?
"Classe mondiale".
Pirlo?
"Mamma mia! Anche lui di livello mondiale".
Van Bommel?
"Un giocatore straordinario!".
Thiago Silva?
"Non avevo mai visto un difensore centrale come lui. Sapeva sempre esattamente dove andare e quando farlo. Era un giocatore di classe mondiale!".
Robinho?
"Mamma mia! Ho detto che ho trascorso momenti bellissimi al Milan proprio grazie a giocatori come Robinho. Un giocatore straordinario!":
Si trova in carcere. C'è qualcosa che vorrebbe dirgli?
"Noi calciatori a volte portiamo un peso enorme sulle spalle. Non ho nulla da dire ma non posso fare altro che pregare per lui e spero che riesca a uscire dalla situazione in cui si trova. È una situazione disperata per lui".
Mexes?
"Un difensore fortissimo. Sapeva come difendere. Fantastico".
Seedorf?
"Lo chiamavo Obama, ahahah!".
Antonini?
"È un mio amico ed è un ottimo giocatore".
Com'è possibile che sia suo amico? Le aveva preso il posto!
"Nel calcio si è rivali in campo, ma fuori si può essere amici. Siamo ancora amici oggi".
Pato?
"Un attaccante straordinario. È un peccato vedere come sia andata a finire, considerando il talento che aveva. Pensavo che avrebbe fatto molta più strada e che non si sarebbe fermato al Milan!".
In definitiva, la sua esperienza in rossonero è stata positiva?
"Assolutamente! Mi sono trovato benissimo e ho avuto l'opportunità di giocare per questo club. È uno dei club più importanti al mondo!".
Chukwueze può diventare il giocatore che tutti pensano possa essere?
"Sì, per me è un ottimo giocatore. Dopo l'arrivo di Amorim, almeno ha avuto il tempo di mostrare il proprio talento. Se hai talento e ti viene concesso il tempo necessario, puoi dimostrare quanto vali!".
E il Milan di oggi? Pensa che il club possa tornare ai livelli dei suoi tempi? I risultati e la qualità dei giocatori non sembrano più gli stessi.
"In un grande club come il Milan nessuno vuole aspettare: tutti vogliono risultati immediati. Ma le cose richiedono tempo. Ci sono nuovi giocatori, un nuovo allenatore e una nuova lingua da imparare. Alcuni capiscono l'italiano perché parlano francese, ma devono comunque imparare la lingua. E senza conoscerla, a volte è difficile. I tifosi, però, non vogliono perdere tempo: pretendono risultati immediati. Credo che, se avranno pazienza con Amorim, potrà fare bene, perché ha a disposizione giocatori di qualità".


