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Il momento di provare a scrivere una leggenda

autore
Emiliano Cuppone
per Milannews.it
sabato 16 febbraio 2013, 20:00Primo Piano
autore Emiliano Cuppone
16.02.2013 20:00Primo Piano
Daniele Mascolo/Photoviews
Daniele Mascolo/Photoviews

Ci siamo, abbiamo evitato di pensarci a lungo, abbiamo provato a concentrarsi su altro, su obiettivi alla portata e gioie di mercato, sul terzo posto in campionato e sull’impatto di Mario Balotelli, abbiamo parlato di altro sino ad oggi, abbiamo cercato di tenere spenti i riflettori, con fare quasi dimesso, indifferente, ma il momento è arrivato.
Gli animi sono in fiamme, a dispetto dell’atteggiamento, quello di chi non si fa illusioni, di chi prova ad evitare di rimanere deluso, perché la sfida non è di quelle che lascia indifferenti, perché il palcoscenico è di quelli che ci piacciono, che ci fanno sentire a casa, che galvanizzano.
Gli occhi ed i fari li abbiamo puntati altrove sino ad oggi, sino al momento in cui è inevitabile togliersi la maschera ed iniziare a concentrarsi, a fremere, ad agitarsi, a sudare freddo, perché c’è la Champions League, perché c’è il Barcellona.
Un classico l’incontro con i blaugrana ormai, sono anni che incrociamo le spade con i catalani e ne siamo usciti sempre con le ossa rotte, sin dal 2006, sempre più o meno arrabbiati, prima per quel gol annullato in maniera del tutto incomprensibile a Shevchenko, poi per quel rigore inesistente fischiato a Nesta. Le cose sono diverse questa volta, perché prima partivamo più o meno alla pari, oggi invece siamo dietro e di parecchio ai catalani, con una squadra tutta nuova, con tanta gente che quella musichetta l’ha sentita poco o nulla, fra sbarbati alle prime battaglie europee e meno giovani dal passato poi non troppo glorioso.
Partiamo sconfitti, per tutti non c’è storia, e come dare torto a chi sostiene che questo Milan sembri piccolo piccolo al cospetto dei giganti in blaugrana, da un lato una formazione che ha vinto tutto, dall’altro un gruppo di giocatori che insegue le prime soddisfazioni.


Il tutto perché per molti la maglia non conta, i colori non pesano, il blasone non scende in campo, come se indossare quelle casacca non cambi le cose, non avremo lo stesso spirito del Milan ancelottiano, ma siamo pur sempre la squadra del diavolo e nell’inferno di San Siro tutto può succedere. Non ci nascondiamo, sulla carta non c’è partita, di fronte si ha la squadra più forte di tutte, una sfilza di campioni pronti a far man bassa del piccolo Milan di Allegri, ma lo spirito non si vende, i giocatori cambiano, ma la maglia resta.
In campo, a dispetto di tutto, ci sarà il Milan, la squadra dalle sette Champions, il club più titolato al mondo, circondato da una cornice di pubblico che non ha eguali in Italia e che ha difficoltà a trovarne anche nel resto d’Europa. Gli alieni arrivano a San Siro rilassati, a dispetto delle dichiarazioni di facciata (a volte del tutto sconnesse, come quando qualcuno dice che il Milan ha una grande difesa, a dimostrazione che non ci guardano neanche), convinti di venire a passeggiare sul cadavere di un club glorioso, un po’ come accaduto a Glasgow quando gli alieni sono usciti sconfitti con il piccolo Celtic, ma di fronte ad un grande pubblico.
E’ Davide contro Golia, è Spartaco contro l’impero, è qualcosa d’impensabile, è qualcosa che abbiamo provato a tenere sopito, è l’orgoglio di una squadra e di un popolo che vuole provare nel miracolo, nel sovvertire i pronostici e regalarsi una soddisfazione enorme, la più grande, la più bella, la più intensa.
Inizia il countdown, inizia a salire la tensione, abbiamo poco o nulla da perdere e tutto da guadagnarci, proviamo a scrivere la storia, proviamo a regalarci uno dei capitoli più belli del libro rossonero, proviamo a diventare leggenda.

per Milannews.it

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