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Non è tutto oro quel che luccica: il Milan domina, ma la gestione...

autore
Matteo Calcagni
per Milannews.it
lunedì 25 febbraio 2013, 21:00Primo Piano
autore Matteo Calcagni
25.02.2013 21:00Primo Piano
Alberto Lingria/PhotoViews
Alberto Lingria/PhotoViews

Il pareggio nel derby milanese, per molti una vera e propria beffa, deve essere analizzato per come è maturato, nel bene e nel male. Se Balotelli avesse fatto il SuperMario, forse le cose sarebbero andate diversamente, ma è ingiusto condannare il singolo per un paio di errori sottoporta (seguenti a 4 gol dal valore di 7 punti). Il problema vero, oltre alle solite dimenticanze difensive, è stato un altro: dopo aver disputato la gara perfetta contro il Barcellona, il Milan ha peccato di inesperienza e famelicità nel derby milanese, nonostante l'avversario richiedesse una maggiore attenzione ai dettagli. All'osservatore più scrupoloso, anche nel dominatissimo primo tempo, non saranno sfuggite quelle 3/4 situazioni di empasse in fase di contenimento: ricordiamo un Palacio involato verso la porta di Abbiati, così come un Guarin più volte mattatore sulla sua fascia di competenza. Episodi che non hanno portato al gol, ma evidenziato alcune lacune tattiche non proprio incoraggianti, seppur mitigate dalle tante occasioni costruite dalle parti di Handanovic.

Il guaio si è però manifestato anche nella ripresa, quando la fatica si è fatta sentire e l'Inter ha cominciato a subire meno: dopo la grandissima occasione sui piedi di Guarin, neutralizzata da un grande Abbiati, si sarebbe dovuto correre ai ripari. In panchina non c'erano vere alternative, considerando i vari acciacchi di Niang e Ambrosini, ma la creatività doveva venire incontro all'esigenza (ad esempio un Boateng arretrato in mediana). Con più freschezza, e meno frenesia, il Milan avrebbe potuto controllare agevolmente la gara fino ai minuti conclusivi, anche con una sola rete di vantaggio: invece è successo proprio l'opposto, con i rossoneri che si sono spesso scontrati coi difensori interisti invece di gestire la sfera ed unire i reparti. La rete subita da Schelotto, nello specifico, è figlia di una serie di errori a ripetizione: Boateng lascia malamente un pallone nella metà campo nerazzurra, Abbiati rilancia senza precisione, Nocerino non chiude su Nagatomo e Mexes si perde Schelotto, con De Sciglio che non riesce a compiere la diagonale. L'inesperienza può giocare brutti scherzi, ma la squadra deve maturare anche in situazioni di questo tipo, quando è più importante controllare la gara che buttarsi senza criterio tra le linee avversarie: una lezione da imparare velocemente in vista dell'anticipo contro la Lazio, un big match che dovrà essere obbligatoriamente vinto, altrimenti la lotta al terzo posto ritornerebbe a varcare l'arco dell'utopia.

per Milannews.it

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