Quando cala il fiato serve l'aiuto di tutti, anche il suo
Matteo Calcagni
Con la nuova conformazione del centrocampo rossonero, decisamente più compatto e meno esoso rispetto al passato, quasi tutti gli interpreti riescono gradualmente a trovare spazio. Capita però che, in caso di impegni ravvicinatissimi e debilitanti sotto il profilo fisico, il numero degli arruolabili possa facilmente decadere. E' quanto accaduto tra il mercoledì di Champions e il derby contro l'Inter, dove la mediana milanista si è trovata sostanzialmente dimezzata. Contro il Barcellona, sul terreno di San Siro, hanno battagliato Montolivo, Ambrosini e Muntari, con il solo Traoré come alternativa in panchina (più l'aggregato Cristante direttamente dal Viareggio). Il sopracitato trio ha disputato una prova mastodontica contro la corazzata blaugrana, ma ha dovuto fare i conti con le tante energie spese: ci riferiamo nello specifico ad Ambrosini (che ha poi dovuto saltare sostanzialmente il derby) e Muntari, che nel secondo tempo della stracittadina è andato incontro ad un inevitabile calo (d'altronde era alla quarta gara da titolare dopo mesi di assenza). Mancando Flamini, ancora bloccato da un piccolo problema fisico, l'unico possibile sostituto era di nuovo Bakaye Traoré. Allegri ha deciso di non modificare il trio mediano, sperando che la lucidità prendesse il sopravvento sulla fatica, ma le cose sono andate diversamente rispetto alla sfida col Barça.
Tanti e troppi palloni persi, marcature più blande ed alcuni errori fatali che, nonostante il generale dominio territoriale, sono costati due punti alla squadra rossonera. Vista la difficoltà nell'arretrare Boateng, stanchissimo così come Muntari, l'unica soluzione sarebbe stata l'inserimento del maliano ex Nancy, finora utilizzato esclusivamente nei finali di partita. E' palese che Traoré non abbia di certo convinto la platea nei pochi minuti avuti fin qui a disposizione, ma in particolari condizioni anche il suo contributo potrebbe risultare prezioso. Mancando Flamini, con Ambrosini non pienamente recuperato dalle fatiche di Champions, si sarebbe potuta offrire una chance al numero 12. Teniamo conto che, escluso il lungodegente de Jong, i centrocampisti schierabili da qui a fine stagione sono soltanto sette, e uno di loro spesso viene impiegato nel tridente offensivo. Giusto quindi dare spazio a tutti, anche a Traoré, che finora ha disputato una sola gara dal primo minuto.


