Ecco il segreto del turbo Milan di questa fase di stagione. Chi derideva Pazzini adesso dov'è? Inzaghi-Primavera: pro e contro di tale scelta, gli aggiornamenti
Pietro Mazzara
Il Milan di questo scorcio di stagione è qualcosa di bello da vedere. Si perché questa è una squadra che sta prendendo coscienza, sempre di più, dei suoi mezzi e sta creando un gruppo che ha piantato delle radici che solide e che possono portare a risultati importanti. La sfida di sabato sera contro la Lazio ha detto molte cose. La prima su tutte, che è quella che spicca all’occhio degli osservatori, è la condizioni fisica della squadra. Il merito, inevitabilmente, è da dare al tanto bistrattato staff tecnico di Massimiliano Allegri. Simone Folletti, uomo di fiducia del tecnico toscano, ha saputo toccare le corde giuste per quel che riguarda la preparazione fisica estiva e, soprattutto, il richiamo invernale riuscendo a trovare quella formula che ha permesso al Milan di andare al doppio degli altri. E la sensazione è che ci possano essere ancora dei margini di miglioramento sotto questo punto di vista.
Molti giocatori hanno il pelo lucido e i problemi che si sono venuti a creare, a livello d’infortuni, nelle ultime settimane sono in larga parte di natura traumatica e non muscolare. Anche questa è una piccola rivincita da parte del Milan nei confronti di tutti quelli che sei mesi fa sentenziavano e ipotizzavano scenari nefasti. Il terzo posto è stato raggiunto anche se Lazio e Inter sono a un solo punto di distanza ma il Napoli è a cinque punti. Nulla se si pensa a tutti quelli recuperati dai rossoneri per arrivare nelle zone alte della classifica. Adriano Galliani continua a dire che bisogna pensare partita dopo partita e che c’è da consolidare questa posizione di classifica. Fa bene ma il campionato ha detto che tutto è veramente possibile.
La meglio gioventù rossonera piace e inizia a incutere timore anche perché se manca Balotelli, ci pensa Giampaolo Pazzini a prendere il suo posto. Il Pazzo, ragazzo schietto, sincero e di un’educazione fuori dal comune, ha vissuto bene, per sua stessa ammissione, l’arrivo di Super Mario ben sapendo della fiducia che tutto l’ambiente ha riposto in lui fin dal primo giorno in cui è arrivato a Milanello. E lui ha risposto come più gli piace fare ovvero segnando. I gol con la Lazio lo portano a quota 12 in campionato e diventa così la sua seconda miglior stagione realizzativa di sempre in carriera. Addirittura, il Pazzo è a soli 4 gol dall’eguagliare il numero di reti segnate nelle quasi due stagioni con la maglia dell’Inter. In barba a chi diceva che il Milan ci aveva rimesso dando ai cugini Antonio Cassano. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Lui sa bene qual è il suo ruolo e non rinuncia mai, giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, a mettere in difficoltà Allegri.
Ma tornando a parlare di giovani, il Milan ha già deciso (e agito) quali saranno le colonne portanti della squadra del futuro. I rinnovi di contratto di El Shaarawy (2018), De Sciglio (2017 con nuovo incontro nei prossimi mesi per allungare di un altro anno) e quello che verrà ufficializzato oggi di Cristante sempre fino al 2018, indica la via. Salamon sarà uno di quelli da tenere d’occhio così come Niang, anche lui legato da un contratto molto lungo siglato due mesi fa. Restando in tema giovani, si è parlato molto del possibile approdo di Pippo Inzaghi sulla panchina della Primavera rossonera nella prossima stagione. Ci sono vantaggi e svantaggi della cosa. I vantaggi sono quelli di tipo mediatico e di crescita di un gruppo di ragazzi, i suoi attuali Allievi Nazionali, che proseguirebbero nel cammino intrapreso in estate senza doversi riabituare a nuove persone dal punto di vista dello staff. I contro sono altrettanto importanti. Pippero ha detto che sta migliorando giorno dopo giorno come allenatore ma allo stesso tempo la gavetta, quella che poi ti torna utile, ancora gli manca. Ecco perché non è da escludere a priori che Aldo Dolcetti, l’anno venturo, possa ricoprire un ruolo simile a quello che attualmente ha Fulvio Fiorin per Pippo oppure che possa incarnare quella figura di raccordo tra l’head coach della Prima Squadra e il resto del settore giovanile.


