Muntari suona la carica: l'asticella si è alzata. Lo scudetto: obiettivo o miraggio?
Giulia Polloli
Il Milan non è morto. Anche se il Barcellona ha infierito sull’ego ritrovato dopo la gara di andata dalla formazione di Allegri, il coriaceo cuore rossonero è tornato a battere, forse in modo più prepotente di prima. L’occasione mancata di entrare di prepotenza nella storia ha creato un senso di vuoto, di attesa svanita, che ha bisogno di essere colmato. Ci ha pensato Muntari a rimettere in rotta la nave rossonera, creando quell’aspettativa che per molti è addirittura imponderabile, innominabile: lo scudetto. Lottare per il primato italiano e non più solo per spodestare dal secondo posto il Napoli di Mazzarri. Un obiettivo importante, con poche giornate alla fine dei giochi e un divario che sembra incolmabile, eppure nulla è impossibile, fino a che la matematica non emetterà la sua dura sentenza. Ecco ritrovato allora un motivo importante per alzare la testa e rivestire il fisico con una corazza ancora più resistente. Quella usata contro il Barcellona è resistita novanta minuti, forse rimasta nelle stanze di S.Siro dopo la battaglia, saccheggiate dall’euforia imperante dopo la vittoria.
Il Milan ha bisogno di un baluardo da difendere, di un fortino da riconquistare, di una medaglia da vincere. Ecco dunque che con il secondo posto ormai alla portata, l’asticella deve essere alzata per mantenere adeguata la tensione agonistica. Bravo Salley a suonare la carica, ma altrettanto bravo dovrà essere Allegri a scacciare i fantasmi già domani, nella sfida contro il Palermo.
Già Allegri. Ancora una volta indicato sulla via della gogna a causa della sconfitta europea, quasi fosse responsabile unico della debacle spagnola. Il tormentone sul prossimo condottiero rossonero è ripreso da dove lo avevamo lasciato, ovvero all’idea di un Donadoni redivivo, figliol prodigo, che torna a casa dopo le esperienze in panchina. Non deve essere la sconfitta di Barcellona però la molla che fa scattare certi discorsi. Allegri ha lottato duramente nei mesi scorsi per poter affermare il suo credo. Ci è riuscito con forze ridotte all’osso rispetto alla scorsa stagione, è riuscito a governare la nave nella tempesta, con le stive che imbarcavano acqua e i ponti che stavano per essere sommersi. La sua manovra vincente ha rimesso sulla giusta rotta la nave, ha ridato vigore al reparto remiero e ha fatto un vero e proprio miracolo, inscenando una remuntada che, tornando alle parole di Muntari, potrebbe non concludersi con il secondo posto.
E’ lampante che dalla sconfitta del Camp Nou si raggiunga la consapevolezza che il Milan ha bisogno di nuove forze per poter tornare competitivo in Europa e allora spazio ai sondaggi di mercato, già ora, a mesi di distanza dalle prossime trattative e con ogni risultato ancora possibile. Inutile nascondersi dietro la prestazione quasi impeccabile a S.Siro, la difesa rossonera, soprattutto nella sua parte centrale ha bisogno di equilibrio e solidità.
Il Milan dovrà cercare un uomo importante, solido, già avvezzo a guidare con mano ferma i movimenti del modulo arretrato. Se Mexes, Zapata, Bonera hanno tamponato momentaneamente l’emorragia, c’è bisogno di un forte collante nel reparto. Bene le prestazioni di Constant, Abate e soprattutto di De Sciglio, che Allegri forse ha risparmiato nel contesto europeo per paura di bruciarlo o forse per non metterlo troppo presto sotto i potenti riflettori della Champions, in grado di illuminare la via, ma anche di accecare chi la percorre. Salamon è scalpitante a Milanello e prima o poi verrà gettato in mischia, ma il futuro del reparto che da sempre contraddistingue il Milan in ogni contesto, ha bisogno d’altro. Stesso discorso valga per la mediana dove ancora gli estimatori di Strootman tornano a far capolino. Non si dimentichi che rientrerà De Jong, ma al momento non si può prevedere se il suo rientro sarà privo di complicazioni. Il capitano, Ambrosini, spera di poter rimanere ancora a lungo nella mediana rossonera, ma per lui si dovrebbe prevedere una gestione oculata. Il ritorno di Flamini nei ranghi ha destato stupore, facendo tirare un sospiro di sollievo al reparto. Montolivo è però destinato a vestire la fascia e soprattutto a giocare con continuità sull’esterno, dove si esprime ai massimi livelli. Non sono passate inosservate le trattative tra Braida e Sogliano che sul prato di Milanello hanno intavolato un dialogo per Jorginho, talento in forze all’Hellas Verona che però lotta per la serie A. Occhi puntati su Kucka, il grande assente della sfida contro il Milan, che sembra aver deciso di percorrerei viali terrosi di Carnago in un prossimo futuro. In attacco il tridente a “cresta alta” garantisce un futuro abbastanza certo, Niang riuscirà a scrollarsi dalle giovani spalle il palo colpito al Camp Nou, Balotelli ha tutta la voglia di confermare il suo talento ed El Sharaawy … per lui abbiamo ormai esaurito gli aggettivi per descriverlo. Qualche dubbio per il futuro di Robinho che sembra voler tornare nella terra brasiliana in concomitanza con i Mondiali per avere più possibilità di rientrare nei piani del ct verdeoro.
Ma tolti i riflettori dal futuro prossimo, c’è quello imminente da vivere. Il Palermo è stato riaffidato alla saggia guida di Sannino, che di miracoli sportivi è testimone in quel di Varese. Un Palermo fanalino di coda che, paradossalmente può giocare con la consapevolezza di non aver più nulla da perdere. Un Palermo con tra i pali Sorrentino, vero baluardo della categoria, in grado di prodezze importanti quando si gioca contro avversari blasonati. Sannino e il suo metodo del “fun cool” delle parabole, delle metafore, forse è ciò che può scuotere il Palermo e renderlo una mina vagante nel campionato. Agli artificieri rossoneri il compito di disinnescarlo.


