ESCLUSIVA MN - Brocchi: "28 maggio 2003, emozioni indelebili. Milan, sto tornando"
Gaetano Mocciaro
Dieci anni fa il Milan conquistava la sesta Champions League battendo in una finale tutta italiana la Juventus. In quella sera il Paese si paralizzò a seguire l'evento all'Old Trafford di Manchester. Christian Brocchi era lì, anch'egli ad alzare al cielo la coppa dalle grandi orecchie. In esclusiva per Milannews.it ci racconta quelle emozioni e le sue prospettive future.
Christian Brocchi, 28 maggio 2003: cosa ti ricorda?
“Emozioni forti, indelebili. Che rimangono nella testa e nel cuore di ognuno di noi, soprattutto tra noi calciatori che abbiamo avuto la fortuna di essere lì in una finale del genere. È qualcosa di inspiegabile e le emozioni sono davvero tante”.
Un successo nato da un quarto posto acciuffato all’ultima giornata dell’anno prima
“Siamo partiti da lontano, vero. Ma con la consapevolezza di ambire a traguardi importanti. Abbiamo iniziato dai preliminari ma questo non vuol dire non aver speranze di vincere la coppa. E la squadra era talmente vogliosa e forte che sapevamo di potercela fare”.
Hai appena conquistato la coppa Italia con la Lazio. In qualche modo le emozioni si somigliano?
“È normale che la coppa Italia sia nettamente diversa dalla Champions. Ma l’importanza che c’è a Roma per il derby è qualcosa di talmente grande che vincere la coppa Italia alle spese della Roma può darti emozioni paragonabili alla Champions”.
Finito il tuo ciclo a Roma il tuo futuro è di nuovo a Milano
“Sto facendo il corso di allenatore e dovrei ripartire con i ragazzi del Milan. Sono milanese, torno a casa e ho avuto la fortuna di avere una proposta del dottor Galliani e sono felice di coglierla. Voglio fare qualcosa di importante in una Società importante che mi ha fatto crescere come calciatore e come uomo. Dieci anni in rossonero d’altronde non sono pochi”.
La panchina dove potresti sederti è quella degli Allievi?
“Sì, c’è una grandissima possibilità”.
Dicevi della tua lunga militanza in rossonero. Hai fatto le giovanili e ci sei tornato da calciatore adulto. In mezzo la gavetta anche in C. Hai mai temuto di non farcela a sfondare?
“Non sono mai partito con l’ossessione di arrivare per forza in serie A e giocare, ho cercato di dare tutto me stesso anche in B e C, ho ragionato così a piccoli passi e ho centrato l’obiettivo che è il sogno di ogni ragazzo. Non ero ossessionato, semplicemente consapevole della dimensione”.
Come valuti l’ultima stagione del Milan?
“La dimostrazione della grandezza di questa Società è quest’ultimo anno. C’è stata una rifondazione con tanti giovani, si pensava a un’annata disastrosa e invece c’è stato un campionato grandissimo grazie anche al lavoro del club che nei momenti più difficili è riuscito a mantenere la tranquillità nell’ambiente”.


