La rabbia di Mario, la voglia di riscatto e la priorità al suo Milan
Matteo Bursi
Mario è arrabbiato. Non gli va giù di uscire di scena così dalla Confederations Cup. Alle parole forti e chiare Mario ci ha abituato. "Mi sento un perdente ad andarmene così". Come dargli torto. L'accoglienza a Rio, gli applausi dei tifosi brasiliani, il gol al Maracanà e anche quello al Giappone l'avevano ingolosito. La sfida a Neymar e alla difesa brasiliana - affrontata in solitaria - impreziosita da quel geniale tacco smarcante per il gol di Giaccherini. Poi l'infortunio. Più serio del previsto. Gli impedirà di giocare la semifinale ma anche l'eventuale finalissima. Dunque Mario torna a casa. Con la rabbia in corpo.
"Vorrei restare qui, ma c'è il preliminare di Champions e quindi mi devo curare. Comunque i miei compagni di Nazionale faranno bene anche senza di me". Ecco il nuovo Mario. Quello che dalle difficoltà cerca gli stimoli per crescere ancora. Questa volta con il suo Milan. Fissa sì il riscatto in Brasile nel Mondiale 2014, ma guarda al primo obiettivo. Quello da raggiungere con il rosso e il nero addosso. I preliminari di Champions League ad agosto sono per Mario troppo importanti per essere messi in secondo piano ora, nel momento della rabbia. Tutta da scaricare non appena tornerà al calcio giocato. Il Milan lo aspetta.


