LA FASCIA DELLA DISCORDIA
Davide Bin
E' diventato il tormentone di questo periodo a Milanello e dintorni: chi sarà il prossimo capitano del Milan, quando Maldini dirà basta? Gattuso o Kakà, Ringhio o Ambro? Discussioni, polemiche, sondaggi, malumori appena accennati, tenuti nascosti, pronti ad esplodere; insomma una questione semplice semplice sta rischiando di diventare un caso nel gruppo rossonero, da sempre compatto e granitico ma che ultimamente sembra mostrare qualche crepa di troppo. La questione della fascia di capitano, in effetti, potrebbe sembrare secondaria e di facile soluzione, in un momento in cui i problemi prioritari del Milan sono altri: c'è un quarto posto da conquistare e una rosa da rinforzare per tornare competitivi in Italia e in Europa. Ma al Milan il simbolo che distingue il capitano ha un alto valore simbolico e morale, se pensiamo che negli ultimi venticinque anni circa l'hanno indossata solamente due persone, due campioni, due leggende rossonere e del calcio italiano in generale, ovvero Franco Baresi e Paolo Maldini. Ovviamente in questo quarto di secolo è passata saltuariamente anche sul braccio di molti altri giocatori, ma solo per infortuni e squalifiche dei due "capitani per antonomasia", due bandiere inimitabili che sventoleranno sempre alte nel cielo di Milanello e in Curva Sud, cuore pulsante del tifo rossonero. Essere chiamati a ricevere l'eredità di due tali icone milaniste è un onore non da poco e fa gola a più di una persona nella rosa di Ancelotti. La soluzione del problema, comunque, sembrerebbe scontata, se solo si applicasse la regola che vige da sempre nel Milan berlusconiano in assenza del "capitano titolare": la fascia spetta a chi ha più anzianità di servizio, ovvero ha vestito per più stagioni la maglia rossonera. In questo caso si tratterebbe di Massimo Ambrosini, cioè il classico terzo che gode fra i due litiganti, visto che in questi giorni i più interessati sono sembrati Gattuso e Kakà.
Il Pallone d'Oro ha citato la fascia di capitano fra i regali da ricevere per il suo compleanno, festeggiato proprio in questi giorni e voci attendibili dicono che gli sia stato promesso di diventare il capitano del Milan nel corso delle trattative per il rinnovo del contratto, quando c'erano da zittire le invitanti sirene del Real Madrid; sempre in base ai "si dice", sembra che tali promesse al compagno brasiliano siano fra le cause dei malumori di Gattuso e della sua presunta voglia di cambiare aria a fine stagione, in quanto anche a lui piacerebbe molto essere il prossimo capitano del Milan e sarebbe geloso dell'eventuale favoritismo al compagno; l'unico che non ha parlato della questione è stato proprio Massimo Ambrosini, colui il quale dovrebbe ereditare la fascia nel caso in cui si continui a seguire in modo ferreo la regola dell'anzianità. Certo un'interpretazione meno rigida e più estensiva della regola rimetterebbe in gioco anche Gattuso, che ha meno stagioni all'attivo rispetto ad Ambrosini (arrivato al Milan nel 1995 mentre Ringhio è stato acquistato nell'estate del 1999) ma più presenze in rossonero (380 contro 334, perchè Ambro è stato spesso vittima di lunghi infortuni), mentre la candidatura di Kakà è la più debole in entrambi i casi. Anche il presidente Berlusconi vota Gattuso: "Credo che il capitano debba essere un italiano, Ambrosini o Gattuso. Io direi Gattuso, che incarna bene lo spirito della squadra"; queste le parole del presidente (ancora per pochi giorni) in risposta a precisa domanda sulla spinosa questione e, non a caso, da bravo bambino Kakà ha fatto marcia indietro e depennato la fascia di capitano dalla lista dei regali di compleanno, dichiarando che gli piacerebbe averla ma le gerarchie vanno rispettate. Lo stesso Gattuso appoggia silenziosamente la candidatura di Ambrosini, la più logica e scontata perchè segue le naturali gerarchie, ma non si tirerebbe certo indietro se si decidesse di derogare alla regola; insomma la questione è aperta e potrebbe pensarci l'attuale capitano, il saggio Maldini, a risolverla o, meglio, a rinviarla di un anno continuando a giocare per un'altra stagione; fra dodici mesi la situazione potrebbe essere diversa, qualcuno fra i pretendenti potrebbe non indossare più (speriamo di no) la maglia rossonera o qualcun altro potrebbe chiedere altri regali per il proprio compleanno. Scherzi a parte, comprendiamo l'importanza, l'onore e il prestigio di indossare la fascia di capitano in un club come il Milan ma non vorremmo che una questione tutto sommato marginale rovinasse gli equilibri, l'unione e la compattezza di uno spogliatoio unico come quello rossonero; se davvero i giocatori del Milan sono, non solo colleghi, ma veri compagni e amici, sapranno trovare una soluzione a questo dilemma, altrimenti vorrebbe dire che il gruppo non è più unito come un tempo; facciamo in modo che la fascia resti un simbolo positivo e non diventi la "fascia della discordia", emblema del definitivo disgregamento di un gruppo in passato solidissimo e granitico e, proprio per questo, imbattibile e vincente.


