Tra conferme, speranze e novità ecco come potrebbe nascere l'Ital-Milan
Pietro Mazzara
Arrigo Sacchi ha lanciato l’allarme: ci sono troppi stranieri in Serie A. Vero, il dato è impietoso e dice che il 54% dei calciatori presenti nella nostra massima serie non sono italiani ma c’è chi va controtendenza. Il Milan, per esempio, ha intrapreso un processo di italianizzazione della squadra, sia con l’acquisizione di giocatori che con la crescita di giovani del vivaio. Nell’ultima Confederations Cup, erano due, e ben visibili, i blocchi presenti nell’Italia che si è classificata terza nella kermesse che fa da antipasto al Mondiale. In Brasile, in rappresentanza dei colori rossoneri vi erano Ignazio Abate, Mattia De Sciglio, Riccardo Montolivo, Stephan El Shaarawy e Mario Balotelli. Tutti e cinque, in un modo o nell’altro, candidati a una maglia da titolare. In più, in questa sessione di mercato, è arrivato anche Andrea Poli che fa parte del gruppo della Nazionale e non ha nascosto di volersi giocare le sue carte per arrivare al Mondiale. Senza dimenticare in attacco Giampaolo Pazzini. Il Pazzo, fermo ai box dopo l’intervento al ginocchio, potrebbe risultare più utile alla causa azzurra rispetto al Gilardino visto in Brasile. Con loro, e con Saponara e Nocerino che proveranno a farsi chiamare, chi per la prima volta chi nuovamente, il lotto dei giocatori candidabili alla Nazionale azzurra, per quel che riguarda il Milan, oscilla tra i 5 gli 8 giocatori. Allargando il discorso alla rosa, gli italiani presenti sono 16 su 28 elementi attualmente in rosa e tra questi vi sono anche un paio di giovani, Cristante e Petagna, che fanno parte delle Nazionali giovanili. Chiudendo il discorso, se si ipotizza una formazione titolare del Milan, con tutti gli effettivi a disposizione, con un 4-3-3 molto offensivo ecco che la percentuale di italiani in campo aumenterebbe ulteriormente:
IL MILAN ITALIANO: Abbiati; Abate, Mexes, Zapata, De Sciglio; Poli, de Jong, Montolivo; Balotelli, Pazzini, El Shaarawy.
Insomma, il Milan guarda ai talenti nostrani e cerca di farne crescere altri. In periodi di crisi e di autofinanziamento, questa è una delle poche strade percorribili.


