Il ritorno di Kakà e "l'editto" del Faraone. Il Milan riparte dai sentimenti e dal talento per tornare a dettare nuove pagine di storia
Giulia Polloli
Ci sono voluti due anni, due lunghi anni dai primi contatti per poter riparare al più grande errore della sua carriera. Lasciare il Milan, seppur per una squadra blasonata come il Real, seppur ricoperto d’oro, seppur motivato dalle leggi del mercato e dalla necessità anche del Milan di far cassa, non è stata la scelta migliore per Kakà. Il figliol prodigo è tornato tra le braccia della sua famiglia, in una Milano paralizzata dall’entusiasmo che di certo si tramuterà in cori festosi e magari in abbonamenti venduti last minute. Proprio ieri mattina, in effetti, in una delle filiali della banca che rilascia le tessere, si è creata una lunga coda. L’effetto Kakà inizia da qui, parte dalla strada, dalla gente, dai chi lo ha amato, idolatrato, da chi ha versato lacrime e continua con un effetto boomerang che si ripercuote positivamente sulle casse rossonere. Kakà è tornato, evviva Kakà.
Non mi si fraintenda: personalmente sono emozionata all’ennesima potenza all’idea di poter rivedere quel talento solcare il manto di S.Siro indossando quella maglia rossonera, quel 22 che solo lui è riuscito a rendere indelebile nei nostri ricordi. Ho però qualche dubbio, non legato a Ricardino nostro, ma al tipo di gestione che Allegri dovrà effettuare in un parco giocatori che soprattutto là davanti è diventato davvero affollato. E’ ormai scontata l’applicazione del modulo tanto gradito al Presidente, quel 4-3-1-2 che proprio Kakà consente di poter attuare senza troppi dubbi, senza troppi patemi. Nascono proprio da questo input tattico, però, i primi dubbi. Soprattutto dopo le dichiarazioni forti di Stephan El Shaarawy che dal ritiro della Nazionale ha reso manifesto il suo pensiero: vuole il Milan, l’ha voluto e lo vorrà fortemente, quasi a sottolineare l’ovvio. Lottare per una maglia da titolare nonostante la concorrenza, giocare con Kakà, il suo idolo, un sogno che si sta per realizzare. Parole decise, da campione, da bandiera quasi, come quelle che hanno smesso di sventolare da tempo. Il progetto di ringiovanimento della rosa iniziato la scorsa stagione aveva trovato il suo emblema, un giocatore di sicuro talento, un giocatore di prospettiva che già si era caricato sulle esili spalle una squadra che sembrava in declino. Sarebbe aberrante assistere all’isolamento tattico del Faraone, ma confido in Allegri, nella sua sagacia, nel Milan che non può dimenticare i sacrifici fatti per arrivare fino a qui, nella giovane spensieratezza di giocatori come El Shaarawy, appunto, che hanno tutte le carte in regola per poter mettere costantemente in difficoltà il tecnico che, di fronte ad una schiera di pretendenti dovrà saper scegliere la pedina giusta, la mossa migliore, in ogni situazione.
Allegri potrà divincolarsi da un rigido dettame tattico a seconda delle situazioni, ora ha infinite soluzioni per portare il Milan sul tetto del mondo. Peccato però non sia arrivato dalla finestra di mercato, un rinforzo importante in mediana, reparto che con la difesa deve essere gestito capillarmente. De Jong, Montolivo e Poli si sono dimostrati giocatori di spessore, forse proprio quest’ultimo è stato la rivelazione più eclatante di queste prime battute ufficiali. In difesa invece si attende di poter avere a disposizione tutti gli uomini, in primis De Sciglio che, insieme al Faraone, rimane l’emblema di un nuovo corso rossonero. Pacatezza e genialità tattica insieme, carattere e personalità che non sono seconde a nessuno, nemmeno ai compagni più blasonati. Che poi, accanto ai nuovi talenti ci debbano essere giocatori con un bagaglio di esperienza ben più pesante, siamo tutti d’accordo. E allora benvenga l’arrivo di Matri che, in assenza di Pazzini e viatico per la cessione temporanea di Petagna, andato a farsi le ossa altrove, diventa catalizzatore d’attenzione per le prossime uscite rossonere. La battaglia per il compagno prediletto di Balotelli, che in un certo senso ora riveste il ruolo che fu di Ibra nelle gerarchie tecniche di Allegri, è appena iniziata. Nel risiko della pianificazione dell’attacco rossonero Allegri può conquistare ad occhi chiusi qualsiasi territorio nemico, purchè le strategie diventino chiare e condivise dagli interpreti.
Il mercato ha chiuso le sue porte, la sosta causata dagli impegni della Nazionale consentirà al tecnico livornese di lavorare con i suoi uomini all’organizzazione dei ruoli chiave. Intanto Kakà, dopo aver paralizzato la viabilità cittadina il giorno del suo arrivo, si presenterà al pubblico festante a Milanello, nella conclusione a lieto fine di una storia che stava per diventare un dramma. Kakà sarà importante non solo per i botteghini, Kakà è quel pezzo di Milan che mancava per narrare ai posteri la storia sempre avvincente di una grande squadra. Gli scettici e le statistiche dicono che le minestre riscaldate non appaghino più. Io sono convinta del contrario. Riky non può fallire, ha realizzato il nostro e il suo sogno, tornare a casa per dimostrare ancora il suo valore. Sono certa, non ci deluderà.


