L'anticipo di Galli - Difesa, calci piazzati e black-out
Filippo Galli
A conti fatti, con cinque gol subiti quella del Milan è la quarta miglior difesa del campionato (solo Cagliari, Roma e Lazio hanno fatto meglio: l’Inter capolista ne ha subiti otto). I numeri, tuttavia, non sempre dicono tutto: spesso la squadra di Amorim comunica una palpabile sensazione di fragilità, di cui il gol del pareggio del Sassuolo è la rappresentazione plastica. Se vogliamo toglierci qualche soddisfazione, e raggiungere la qualificazione in Champions League, occorrerà lavorare seriamente sulla fase di non possesso; soprattutto quando ci difendiamo nei 20-25 metri di campo a ridosso della porta difesa da Mike Maignan.
Cosa accade a questo Milan quando deve difendersi nel cuore della propria area? Domenica scorsa,come accennavo, lo abbiamo visto in tutta la sua evidenza. In più di una circostanza i giocatori hanno perso consapevolezza dell’intorno; e, ciò che è ancor più grave, è che ciò sia accaduto anche o soprattutto sui calci piazzati: quasi come se lo stop nel gioco necessario agli avversari per eseguire lo schema studiato, anziché aiutare ciascuno a focalizzarsi sul proprio compito, mandi i nostri difensori o meglio i nostri difendenti (i giocatori con un ruolo diverso dal difensore ma deputati, nell’occasione, a difendere la porta o a marcare l’avversario) in una condizione di black-out, nella quale sembrano smarrire la capacità di lettura dello spazio e delle interazioni con i compagni e con gli avversari. Senza entrare nei retroscena scientifici dei meccanismi che attivano le capacità attentive di un giocatore, credo che Amorim dovrebbe dedicare qualche minuto in più alla specificità dei calci piazzati a sfavore, ricreando in allenamento il contesto della gara, per evitare questo cortocircuito dell’attenzione che ci espone a rischi assolutamente sproporzionati rispetto alla reale minaccia (un cross rasoterra, nel caso già citato!).
Giovedì sera a Salisburgo, Amorim ha osato un turnover massiccio nonostante le critiche ricevute in seguito alla precedente gara casalinga persa contro il Benfica: ha ripescato Tomori in difesa, ha schierato Bartesaghi e Hutchison sugli esterni, ha messo il criticatissimo Loftus-Cheek sulla trequarti (accanto al già sorprendente Cisse, che ha ulteriormente sorpreso), infine ha affidato a Francesco Camarda il ruolo di punta centrale.
In caso di risultato negativo, il massacro mediatico era apparecchiato. La squadra ha invece espresso, con continuità, il miglior calcio visto fino a oggi. Il Milan ha mostrato fluidità nella manovra, è sembrato che i giocatori si divertissero a giocare, quasi fossero liberi da ogni pressione. Quattro goal che raccontano bene la superiorità rossonera sulla compagine Red Bull. Pur senza avere il dominio del possesso (52% a favore del Salisburgo), il Milan si è difeso bene e lo ha fatto tenendo lontani gli avversari dalla propria area. Ha concesso tre corner così come li aveva concessi a Sassuolo ma c’è stata un’attenzione diversa. Quattro giorni non possono aver cambiato le competenze dei nostri giocatori.
Ciò significa che questo Milan ha nelle sue corde una prestazione come quella vista alla Red Bull Arena. Certo, occorre pesare il valore degli avversari: ma vedere un Milan così sicuro di sé anche in partite più probanti non è un’utopia. C’è bisogno di tempo, di fiducia, di sostegno: non solo da parte della proprietà, unica titolata a decidere di dare o no fiducia al tecnico, ma anche da parte di tutto il popolo rossonero. Sarò romantico, ma una potente onda di positività da parte di noi tifosi (allo stadio, certo, ma anche fuori) che avvolga la squadra può regalare nuove energie per raggiungere gli obiettivi.
Tra meno di 48 ore dovremo affrontare l’Atalanta di Maurizio Sarri, reduce dalla vittoria contro il Pafos in Conference League. Dopo tre sconfitte consecutive prima della sosta, alla ripresa del Campionato la Dea è tornata alla vittoria, non senza sofferenze, contro il fragile Venezia. Lì davanti i bergamaschi possono contare su Krstovic, Rowe, Scamacca e De Ketelaere: un parco attaccanti di tutto rispetto contro cui sarà necessario difendere di squadra, proprio come abbiamo fatto in Europa. La forza di una squadra - me lo avrete già sentito dire - non è data dalla somma della qualità dei singoli ma da come siano in grado di connettersi reciprocamente. Il Milan ha dimostrato di saperlo fare; ora deve farlo diventare la normalità.


