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Un Kakà diverso ed altrettanto decisivo

autore
Emiliano Cuppone
per Milannews.it
mercoledì 4 settembre 2013, 16:00Primo Piano
autore Emiliano Cuppone
04.09.2013 16:00Primo Piano
DANIELE MASCOLO/PHOTOVIEWS
DANIELE MASCOLO/PHOTOVIEWS

Ricardo Kakà ed il Milan, una questione di cuore, un ritorno che smuove gli animi e risveglia ricordi dal sapore dolce, fatti di giocate incredibili e vittorie indimenticabili.
Il ritorno di smoking bianco unisce i sentimenti dei tifosi che amano l’amarcord, ma divide le coscienze della critica, di chi ricorda che il brasiliano viene da quattro anni difficili, fatti d’infortuni e panchine al Real, di chi sottolinea che le minestre riscaldate a San Siro siano sempre state indigeste (Sheva e Gullit su tutti).

Da un punto di vista tecnico Kakà è senza ombra di dubbio un valore aggiunto, al Milan la qualità del brasiliano serve come il pane, vista la carenza di giocatori dai piedi buoni in mediana e l’assenza di un trequartista vero e proprio, tanto che col Cagliari si è avanzato Riccardo Montolivo.
Agli effetti Ricardino non è più quello del 2007, quel giocatore che seminava avversari per il campo come fossero birilli prima di fare secco il portiere con una puntualità disarmante (chiedere al Celtic ed a Boruc per informazioni), non ha più le gambe forti e veloci di un ragazzo che era il migliore al mondo (superiore anche a Ronaldo e Messi in quel frangente, visto l’impatto sulla partita ed in una squadra che pur era pregna di campioni), non è più il calciatore capace di vincere una Champions League quasi da solo, annichilendo lo United di Ronaldo e Rooney.
Quel Kakà era anche gambe veloci, è vero, ma era soprattutto piedi buoni e tecnica sopraffina, giocate semplici ed un’intelligenza calcisticamente superiore alla media, e se le prime possono essere venute meno (ma questo è tutto da verificare sul campo), il resto è ancora lì, intatto, se possibile migliorato. Il 22 rossonero (che bello poterlo dire nuovamente con  riferimento a smoking bianco) è giocatore capace di mettere il pallone dove gli pare tanto col destro quanto con il sinistro (vedere la rete siglata all’Ajax con la maglia delle merengues), è campione maturo capace d’interpretare le fasi della partita e di far girare la squadra.

Un campione vero è capace di modificare il proprio stile di gioco, modellandolo sulla forma fisica che l’accompagna. Ricordiamo con piacere un Ronaldo rossonero, capace di fare la differenza giocando pressoché da fermo, divenuto splendido uomo assist ed ottimo tiratore da fuori, attaccante boa decisamente diverso dal primo fenomeno, quello che stendeva avversari con velocità e forza fisica.
La condizione fisica di Kakà non è la stessa di quel Ronaldo (falcidiato da infortuni ben più gravi e da una disfunzione ormonale difficilmente contrastabile), ma lo spirito è lo stesso, quello di un campione capace d’interpretare il proprio momento storico, di accettare il passare del tempo e restare determinante seppur in maniera differente.

per Milannews.it

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