Kakà: "I giovani? Posso insegnare e imparare. Spero di superare i 100 gol e vincere"
Matteo Calcagni
Ricardo Kakà, atteso dal debutto in amichevole col Chiasso, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della radio brasiliana Jovem Pan. Molti i temi affrontati dall'ex Pallone d'Oro, dal Milan al Real Madrid passando per la Nazionale. Ecco quanto tradotto da MilanNews.it
Sul ritorno in rossonero: "Sono molto felice di questo ritorno al Milan. E' un'ottima opportunita per ritrovare il campo. Ne avevo veramente bisogno, così ho pensato che la decisione fosse quella ideale".
Sul numero di maglia: "Indosserò il 22 perché è la maglia che ho sempre indossato qui. C'è stato anche un sondaggio sui social network e ha vinto il 22. Il mio ruolo dovrebbe essere quello di trequartista. Non abbiamo svolto nessun allenamento tattico, ma credo che starò alle spalle dei due attaccanti".
Sui fattori che hanno minato l'esperienza al Real: "Ci ho pensato diverse volte. Ho concluso che fosse la mancanza di continuità. Non ho avuto molti infortuni, ma solo due. Una pubalgia nel 2009 e un'operazione al ginocchio dopo il Mondiale del 2010. Quando sono tornato da questi infortuni, Mourinho si era portato diversi giocatori di fiducia. In questo periodo ho provato a conquistarlo ma non ci sono riuscito e ho pensato che fosse meglio partire".
Sulle responsabilità di Mourinho: "Non incolpo nessuno. Ho provato, ho combatutto e sono stato sempre disponibile. Le volte che mi ha scelto penso di aver fatto bene. Lui, come ogni allenatore, fa delle sceglie e usa i giocatori di cui si fida. Ho imparato molto a livello professionale e personale. Ho imparato ad avere più pazienza e lottare di più. E' stato bello lavorare con lui".
Sulla sensazione di non essere mai andato via dal Milan: "E' un'emozione strana, ma è così. L'affetto che ho ricevuto e il ritorno a Milanello. Ma sarei comunque voluto andare al Real Madrid. A prescindere dai risultati, sono felice di essere stato al Real, un club molto speciale".
Sui giovani del Milan e il ruolo diverso nello spogliatoio: "E' una responsabilità diversa. Ho imparato molto dai giocatori esperti al San Paolo, al Milan, al Real Madrid e in Nazionale. Ora ho questo ruolo che è nuovo per me. L'ho interpretato un po' nelle ultime due gare con la Seleçao, lavorando con la nuova generazione. Al Milan sono uno dei giocatori con più esperienza, sono contento di poter insegnare e anche imparare. Ci sono tanti giovani che mi potranno mostrare molte cose nuove".
Sulla riduzione di stipendio e il trasferimento gratuito: "Il Real Madrid ha raggiunto un accordo col Milan. Per quanto mi riguarda c'è stata una grande apertura, il denaro non è la priorità in questo momento. E' bello vincere ed essere ricompensati per il proprio lavoro, ma non è mai stata la mia prima motivazione. Nel 2009 potevo andare al Manchester City e guadagnare di più. Ho sempre pensato al calcio come una passione, il denaro arriva di conseguenza".
Sull'esperienza al Milan: "La storia che ho qui è molto bella. Mi manca qualche gol per arrivare a 100 con il Milan, ne mancano solo 5. Spero che questo numero cresca per poter vincere".
Sul Mondiale in Brasile: "Penso molto al ritorno in Nazionale e al Mondiale n Brasile. Ma tutto dipende da quello che farò qua al Milan, se avrò continuità e buoni risultati. E' un obiettivo secondario, il primo è tornare a giocare bene ed essere felice".
Sulle voci di un possibile ritorno in un club brasiliano: "Sono solo voci. Solo nel dicembre del 2012 ho parlato col San Paolo, ma niente di concreto. Ci sono stati dei sondaggi, ma nulla che mi ha avvicinato a questo ritorno".
Sulle idee di fine carriera: "Onestamente non lo so. Con il Milan ho due anni di contratto e non ho piani successivi. Il San Palo mia priorità se dovessi tornare? Darei sempre la priorità al San Paolo, ma se non ci fosse la possibilità potrei giocare in un altro club brasiliano, non avrei problemi".
Sui momenti più importanti: "Il Mondiale del 2002 è stata un'esperienza unica, anche giocato poco. Vivere con quei campioni e diventare campione del Mondo a 20 anni. Non c'è niente di più speciale per un giocatore. Ho parlato con altri calciatori e mi hanno dato ragione. Penso che le vittorie di squadra siano molto importante. Nel 2007 sono stato il migliore del mondo ed è stato un bellissimo riconoscimento individuale, ma è stato tutto grazie a ciò che ho conquistato al Milan".
Sul debutto col Milan: "Debutterò questo sabato in una gara amichevole in Svizzera e il sabato successivo contro il Torino".


