E' tempo di rialzare la testa. Si capirà da subito se sarà una notte da Champions o meno...
Carlo Pellegatti
Nonostante critiche, ironie, sarcasmo sui giocatori, sui dirigenti, sulla Società, sugli acquisti, sulle cessioni. Arrancando dalle posizioni più arretrate con qualche gol all’ultimo secondo, grazie ai miracoli di “Zeus Ammone “ Abbiati, per merito delle reti del Faraone, di “John Silver” Pazzini, a Genova il bomber con la stampella, di Balo B ”the Rapper”, il caro vecchio Milan entra a San Siro accompagnato dalla musica della Champions League. Ancora una volta! Non sarà una squadra porfirogenita, avvolta dunque dalla porpora, il tessuto dei Re, ma, con la testa alta, con un infinito orgoglio, con il rispetto degli avversari, a volte maggiore di qualche suo amante deluso, i Ragazzi cercheranno di regalare le splendide emozioni, gli indimenticabili brividi trasmessi la prima volta, quasi sessanta anni fa. Sessanta anni che hanno lanciato il Milan come l’unica squadra italiana di autentica, grande, continua, tradizione europea. Qualità confermate, spesso, anche in queste ultime settimane, pur difficili, pur travagliate a causa degli infortuni, pur complicate da un tasso di classe non elevatissimo. In campionato, troppo spesso, il Milan non riesce a sviluppare un gioco, consono alla sua tradizione, al suo stile alla sua classe. In campo europeo, però, il Milan stringe i denti come gli è capitato anche in tempi più grandi, in Olanda, ma domina a San Siro, dove anche il Barcellona è uscito con le ossa dolenti dai colpi dei rossoneri.
Sono sicuro che i tifosi milanisti dimenticheranno per un giorno l’arida prestazione di Torino, che segue il primo tempo piatto contro il Cagliari ed i confusi settanta minuti di Verona per vivere, minuto per minuto, l’aria salubre, rarefatta della Champions League. D’altra parte, ormai lo hanno capito. Il Milan di Allegri è una femmina seducente ma volubile, a volte affascinante, a volte distratta. Qualche volta, infatti, si dimentica che una donna elegante non deve uscire fra la gente senza il maquillage adatto alla sua classe, mostrando così qualche pallore poco seducente. Saranno sufficienti pochi minuti per capire se il profumo è quello delle grandi occasioni, per essere sicuri che l’eau de toilette usata a Torino sia stata gettata in un lavandino di Milanello.
Peccato, peccato che il primo ad entrare in campo non sia Kakà, con la fascia da capitano ,mentre San Siro vibra di emozioni forti. Non mi influenzano le aspre critiche sulla sua prestazione all’Olimpico. A me, che so quello che può dare in questo momento della sua carriera, è piaciuto per la sua totale dedizione, per l’esempio che ha regalato ai suoi compagni, per il lavoro continuo e totale fino all’esaurimento delle energie psicofisiche, perché è Kakà. Mi accontento di poco? Ne parliamo fra qualche settimana quando la sua forma lieviterà nel forno della classe. Con la speranza che si indori tutto il Milan, perché, dentro, è ancora crudo. E i tifosi hanno fame, tanta fame.


