Ritorno alle origini per rilanciarsi: Niang può ancora dire la sua
Matteo Calcagni
L'ascesa di M'Baye Niang, che raggiunse il suo culmine nella gara interna contro il Barcellona (fu lui a propiziare il 2-0 con una magia), incontrò un grosso ostacolo nella sfida di ritorno: un palo sfortunatissimo che si frappose con la possibile qualificazione ai quarti di finale. Un evento che fece sorgere mugugni e critiche, soprattutto legate al digiuno realizzativo del nativo di Meulan-en-Yvelines: il ragazzo proseguì con la stessa determinazione, ma oltre ai gol mancarono le prestazioni, con conseguenti panchine e giudizi affrettati. L'estate non ha cambiato lo spartito: fretta esasperata nel veder (ri)sbocciare un ragazzo diciottenne, voci di mercato e poche chances. Un suo trasferimento sembrava impellente, quasi scontato vista la grande concorrenza in attacco, ma il ragazzo non ha voluto saperne: eloquente l'esultanza polemica dopo la bella rete realizzata negli USA contro i LA Galaxy.
Il prosieguo degli eventi è noto a tutti: spazio ridottissimo, esclusione dalla lista Champions e tanta panchina. Uno scenario non proprio beneaugurante, ma le cose potrebbero anche cambiare: Matri e Robinho finora non hanno convinto al 100%, così come il 4-3-1-2 che ha pagato l'assenza di un trequartista puro. Il numero 78 darebbe ad Allegri la possibilità di tornare al 4-3-3, previo recupero di Stephan El Shaarawy dall'infortunio: una carta che in questo momento non andrebbe scartata. Nel frattempo, col ritorno in Bassa Normandia e una maglia da titolare nell'amichevole contro il Caen, Niang potrebbe trovare lo slancio giusto per costruirsi un nuovo rilancio in rossonero.


