Biabiany, Constant e l'errore tattico
Matteo Calcagni
Le prestazioni convincenti contro Udinese e Barcellona, arrivate dopo settimane difficili e di grande tempesta, avevano sostanzialmente rasserenato l'umore della squadra e innalzato le speranze dell'ambiente. Oltre ai rinnovati risultati ci si rallegrava del ritrovato brio manovriero e del recupero di Kakà, apparso in grande forma nel martedì di Champions League. Un altro aspetto beneaugurante è stato certamente il cambio di modulo, con l'accantonamento (dichiarato) del deludente 4-3-1-2 in favore del più solido ed equilibrato 4-3-3. C'erano tutti gli ingredienti per provare a centrare la seconda vittoria consecutiva in campionato, ma il Milan si è nuovamente (ed inaspettatamente) inceppato. Gli errori commessi al Tardini sono stati molteplici, e le prove dei singoli mediamente insufficienti, ma la vera buccia di banana è stata tattica.
Allegri ha sì riproposto il 4-3-3, ma ha deciso di schierare Robinho esterno, oltretutto a sinistra, stessa fascia di competenza di Biabiany, uno dei maggiori pericoli della formazione emiliana. Il brasiliano, che fa della fantasia il suo marchio di fabbrica, non riesce a svolgere a dovere i compiti dell'ala, finalizzati sì ad attaccare ma anche a ripiegare in aiuto all'interno e al terzino di competenza. Kevin Constant, già di per sé in giornata no, si è quindi trovato più volte 1vs1 con il rapido attaccante francese: un miss-match che ha portato al doppio vantaggio parmense, decisivo ai fini della vittoria finale. Sarebbe bastato compiere un semplice correttivo tattico, ad esempio invertire Birsa e Robinho, per tamponare parzialmente la falla, provando ad evitare quantomeno la seconda segnatura gialloblù. Il canovaccio è poi completamente saltato nella ripresa quando il Milan, ritrovatosi lunghissimo e spezzato in due alla ricerca spasmodica del vantaggio, ha rischiato più volte di subire il terzo gol del Parma, arrivato poi su una punizione dalla distanza di Parolo.


