VINCETE PER NOI!
Davide Bin
E' l'invocazione che qualunque tifoso rivolge ai propri giocatori in occasione di ogni derby; molti lo fanno solo "idealmente", altri proprio materialmente, come quell'anonimo sostenitore rossonero che ha piazzato sul parabrezza dell'automobile di Kaladze un bigliettino con questa scritta. Il derby è soprattutto la partita dei tifosi che la sentono in modo speciale, la vivono con ansia, tensione, nervosismo, angoscia e la sentono come nessun'altra; intendiamoci, una finale di Champions League resta un evento unico, particolare e imparagonabile (noi che ne abbiamo viste e vissute tante possiamo dirlo, qualcun altro un po' meno e sapete bene a chi mi riferisco...) ma penso che nessuno mi considererà "eretico" se dico che certe sensazioni te le fa vivere solo un derby, soprattutto se importante e decisivo come quello che andrà in scena fra un paio di giorni. In fondo è proprio per questo che la stagione del Milan non viene a tutt'oggi considerata positiva soprattutto dai tifosi rossoneri: siamo Campioni d'Europa in carica (purtroppo ancora per poco), abbiamo vinto Supercoppa europea e Mondiale per club e la società lo ricorda ogni giorno, ogni minuto, per sottolineare, giustamente, i meriti di questa squadra, di questo gruppo, di questa dirigenza. Però arrivare per la seconda volta consecutiva con un distacco abissale dall'Inter in campionato e non vincere il confronto diretto dal 14 aprile 2006, ovvero da più di due anni, sono cose che ci fanno stare male e offuscano ai nostri occhi anche i meravigliosi successi del recente passato.
Non so se sia giusto e corretto, forse la logica dice che non dovrebbe essere così, ma il tifo non è logica, è cuore, passione e amore verso una squadra e attaccamento alla maglia e ai colori sociali e il cuore soffre quando leggiamo la classifica del campionato o ripensiamo agli ultimi tre derby. Le vittorie internazionali sono fantastiche e prestigiose, portano onori, gloria (e tanti soldi) al club, ma le vere rivalità sono in campionato, con i "cugini" e con i "gobbi", che in serie A ritrovi ogni anno a scadenze fisse, mentre in Europa quasi mai; per questo i veri tifosi non snobbano mai il campionato e rabbrividiscono nel sentire parlare di Superlega e campionato europeo che dovrebbe sostituire quello italiano; ci sono già stati fin troppi cambiamenti nelle nostre abitudini di tifosi e non tutte sono state in meglio, come dimostrano le presenze negli stadi, in costante calo e l'interesse generale verso il calcio che non è più quello di qualche anno fa; i tifosi vivono di abitudini, riti e tradizioni, vogliono il calcio alla domenica, le partite in contemporanea con gli occhi verso il campo e le orecchie alle radioline e trovano indigesto il "campionato spezzatino"; fra questi riti uno dei più importanti è sicuramente il derby, una partita che inizia già molti giorni prima della data della partita, è fatto di sfottò e sfide verbali fra tifosi della stessa città e ha un fascino unico e inimitabile, che nessuna sfida europea potrà mai avere. Chiedete a qualunque giocatore abbia giocato un derby in Italia e poi sia andato all'estero; per spiegare quale sia l'atmosfera negli stadi italiani citerà sicuramente un derby, in quanto partita spettacolare non solo sul campo, anzi soprattutto intorno al campo; lo ha fatto Shevchenko nel suo dorato ma sfortunato esilio londinese proprio in questi giorni e si può facilmente immaginare la sua malinconia, perchè lui era uno dei re del derby milanese e ha deciso quello più importante della storia (la semifinale di Champions League, con buona pace di Moratti che l'ha dimenticato...). A volte certe sensazioni sono molto più importanti dei contratti milionari, vero Sheva? E queste sensazioni le vivi solo nei derby, soprattutto se importanti e decisivi come il prossimo; il Milan si gioca il quarto posto e la Champions League, l'Inter avrebbe addirittura l'occasione di vincere lo scudetto con una vittoria o facendo lo stesso risultato della Roma impegnata a Genova; ovviamente il solo pensare una prospettiva del genere ci fa star male e ci angoscia ed è per questo che quella che di solito è una richiesta pressante, in questo caso diventa una preghiera, un'invocazione: lottate con grinta, coraggio e determinazione; nei momenti di difficoltà alzate gli occhi verso gli spalti, verso quella marea umana che indosserà la vostra stessa maglia e, soprattutto, VINCETE PER NOI, prima ancora che per il quarto posto, per la classifica e per la Champions League, perchè il derby è la nostra partita!


