Il Milan che verrà
Luca Serafini
Sarà stata la contestazione della Curva, o l’orgoglio, o semplicemente l’amor proprio perché cadere più in basso ora è veramente difficile. Saranno state tutte queste cose insieme, con la sprovvedutezza degli scozzesi, ma non è necessario comparare la forza o la debolezza del Celtic per pesare e valutare correttamente l’impresa del Milan a Glasgow, perché – storia alla mano – di impresa si tratta, a tutti gli effetti. Una grande squadra, o semplicemente una squadra, è tale se dimostra il suo valore sempre, in particolare contro avversari di caratura inferiore, nell’atteggiamento prima ancora che nel risultato. Martedì i rossoneri hanno svolto benissimo il compito per quanto riguarda entrambi gli aspetti, dunque non bisogna stare a sottilizzare e per una volta si può serenamente applaudire.
L’atteggiamento critico che stiamo tenendo da un paio d’anni si è tristemente alimentato dei fatti, suonando all’impazzata l’allarme per qualcosa che stava cambiando. In peggio. Un’involuzione che andava degradando lo spessore umano e calcistico dello spogliatoio, la filosofia societaria, la strategia di mercato, la conduzione tecnica soltanto sopportata dalla proprietà. Il raglio dell’asino per una volta è giunto in cielo, quello che sta capitando è sotto gli occhi di tutti e riguarda esattamente tutti questi argomenti. Barbara Berlusconi ha deciso di prendere in mano la situazione da subito, una scelta coraggiosa e rischiosa visto che siamo a novembre, ma ha tutto il diritto di perseguirla nei modi e nei tempi che crede.
Ovviamente le scelte più delicate riguardano le persone che più di frequente circonderanno la sua scrivania. Dovrà anzitutto essere affiancata e sostenuta da consiglieri capaci e disinteressati: il club di famiglia arriva da un quarto di secolo di gestione smaliziata e potente in via Turati, in cui si sono distinti solamente Galliani al vertice e Braida, Taveggia, Susini, Gandini, Ramaccioni, Mentana. Professionisti e uomini di categoria. Ora deve stare attenta nel non affollare i corridoi del Portello con valletti e lacchè.
L’unico recente ex-milanista che si sta distinguendo per mansioni manageriali è Demetrio Albertini, non per questo si possono sottovalutare candidati come Billy Costacurta per competenza, esperienza ed equilibrio, Paolo Maldini per ciò che rappresenta come immagine nel mondo e per fedeltà, Fabio Capello per la sua storia, Rino Gattuso per la sua passione. Convivenze difficili che andranno miscelate con cura, per quanto riguarda ruoli e mansioni. Per quello che riguarda il mercato, fino ad oggi per 25 anni almeno è stato Adriano Galliani ad ascoltare spesso i consigli di Ariedo Braida e qualche volta viceversa: il nuovo candidato dovrà invece seguire in primis le ambizioni e le indicazioni del nuovo corso, mettendoci poi qualche intuizione propria. La figura di un d.s. come Leonardi (Parma) è certamente papabile, ponderando bene alternative come Sabatini abituati a uno spazio e una autonomia di cui non potrebbero fruire al Milan.
A Milanello è necessario arricchire lo spogliatoio con professionisti di spessore nel rendimento e nel comportamento, con molto chiaro in testa il concetto di “Milan”, figure che oggi si possono individuare senza esitazione in Amelia e Abbiati, Abate e De Sciglio, Bonera, Montolivo, Poli, Pazzini. E Kakà, il quale perfettamente li riassume tutti per la luminosità del suo personaggio in campo e fuori.
In panchina, al di là dei nostri gusti e delle nostre opinioni, venga fatto sedere un uomo scelto, sorretto e difeso dalla proprietà. Un uomo intelligente e affidabile, onesto e coraggioso. L’identikit può tratteggiare il profilo di Seedorf, ma anche quelli di Donadoni o di un’altra invenzione presidenziale (come lo furono Sacchi, Capello, Ancelotti, Leonardo), per esempio di nuovo Costacurta.
Serve far capire a tutti, una volta per tutte, che le notti come quella di Glasgow al Milan sono una regola, non una nostalgica eccezione.


