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No...su Galliani oggi no. Inzaghi: solo al comando in Europa. El Shaarawy fuori dal mondiale? Lui si ribella. Conte: in Europa la Juve è la stessa. Gomez e Klose: è la sindrome Matthaeus

autore
Mauro Suma
per Milannews.it
sabato 30 novembre 2013, 00:00Editoriale
autore Mauro Suma
30.11.2013 00:00Editoriale

Su Adriano Galliani consentitemi di darvi appuntamento all’editoriale di sabato 23 Dicembre, quando le sue dimissioni saranno definitivamente Storia.

La schizofrenia del nostro calcio ha raggiunto anche le squadre Primavera, andando di pari passo con la visibilità mediatica del movimento calcistico giovanile. Filippo Inzaghi, per esempio. Di lui si è parlato solo quando ha perso in casa 6-2 dal Barcellona in UEFA Youth League, la prima Champions League in assoluto nella storia sotto egida UEFA per squadre Under 19. Detto che quella partita l’ha persa per i molti assenti (alcuni giocatori, fra cui il portiere titolare, in prestito alla Prima squadra per l’emergenza infortuni e gli altri al Mondiale 17 in Dubai) e che a metà secondo tempo ha sfiorato il gol del 3-3 che l’avrebbe riaperta, va ricordato che anche la Juventus ha perso con lo stesso punteggio, 6-2, a Madrid. Ma qui niente, nessuna eco. Anche se il problema vero non è il confronto fra un 6-2 e l’altro. Il tema portante è rendere merito alla bravura di Filippo Inzaghi e al valore di tutto il Settore Giovanile del Milan: il Milan ha raggiunto con i suoi ragazzi della Primavera, primo in Italia, la qualificazione agli Ottavi. Lo ha fatto schierando a Barcellona due ragazzi del ’97 e dimostrandosi competitivo con quelle che sono unanimente definite le migliori scuole di calcio giovanile in Europa: Barcellona e Ajax. Per le altre italiane non è così. Il Napoli è terzo e deve giocare l’ultima in casa contro quell’Arsenal che a Londra ha battuto 4-1 i giovani partenopei, mentre la Juventus è terza e deve disputare l’ultima gara contro il Galatasaray già eliminato mentre il Copenaghen, secondo, deve fare altrettanto contro un Real Madrid già sicuro sia della qualificazione che del primo posto. E Inzaghi ha fatto tutto questo con il Milan andando, con la squadra titolare rafforzata da Cristante, a imporre il suo gioco al Barcellona nella gara di ritorno: 1-1, con pareggio fortunoso dei catalani a pochissimi minuti dalla fine. Tutto scontato? No, giusto dare a Inzaghi quel che è di Inzaghi e che non gli deve essere tolto per quella partita in casa con il Barcellona.



Gli inviati al seguito della Nazionale sostengono in queste ore che le possibilità di Stephan El Shaarawy di andare al Mondiale brasiliano sono vicine allo zero. Anche qui, schizofrenia a vagonate. Non degli inviati. Ma del calcio. Da talento più puro del calcio italiano a respinto con perdite, in poche settimane. No. Non è giusto, non ci sta. Ma non solo: non sarà così. Perché questa volta Stephan si ribellerà. Nell’unico modo in cui lo può fare: sul campo. Se Mancini lo vuole nel ricco Galatasaray per completare il tridente con Sneijder e Drogba e se una delle squadre più in forma del Campionato, il Genoa, lo insegue con passione, un motivo ci sarà. E poi il Milan che sta virando verso il 4-3-1-2 con Kakà lanciatissimo e Balotelli recuperato al dialogo con l’allenatore e lo spogliatoio, il palcoscenico che si sta preparando per il giovane Faraone è quello ideale. Giocherà tante partite con due campioni che parlano la sua stessa lingua tecnica e che gli vogliono bene. Kakà perché è il suo idolo, Balo perché è suo amico. Altrochè vicino allo zero, El Shaarawy ai Mondiali ci deve andare, per il suo talento e per quello che farà da domenica a Catania in avanti. Non bastano due mesi in cui rifiata e un paio di infortuni a sbarrare la strada a un patrimonio di classe come quello di Stephan.

La Juventus ha battuto in maniera indiscutibile il Copenaghen e passerà il turno a Istanbul contro un Galatasaray visto slabbrato e giù di tono al Bernabeu. Ma non è questo il punto. Qualificandosi, la Juventus fa il suo, per il girone in cui si è ritrovata. La questione è che anche contro il Copenaghen, squadra su cui non infieriamo con gli aggettivi per rispetto, la squadra ha vinto con merito ma senza essere padrona della situazione. A Livorno, il gol è arrivato più tardi, ma nessuno ha mai avuto il dubbio che non arrivasse. In Campionato la Juventus vince e domina. In Champions League la Juventus vede come va. Sembra subire l’evento. Quasi che questo sia nel suo dna di squadra risorta dalle sue ceneri in una stagione, 2011-2012, in cui giocava solo il Campionato e non le Coppe europee. Lo stesso Pogba è alto e forte in Campionato e sembra un po’ più intruppato in Champions League.

Fateci caso. A un certo punto, per la gestione di un infortunio, Miro Klose lascia Roma e va in Germania, da medici tedeschi e si cura con metodi tedeschi. La Nazionale in primo piano, la fiducia nella cura del suo fisico in rapporto alle sue prestazioni sportive successive. Un po’ la stessa cosa sta accadendo con Mario Gomez che non si è risparmiato una stilettata ad un ex medico viola, prima di rifinire la sua guarigione naturalmente in Germania. Ogni volta che c’è un infortunio di una certa rilevanza, con i tedeschi sembra che il tempo si sia fermato. A più di 20 anni fa. Quando Lothar Matthaeus, trascinatore dell’Inter e capitano della Nazionale tedesca, parlava solo con il professor Muller-Wolfarth, il guru medico del calcio tedesco. In tutti questi anni è cresciuta la fiducia di tutti i giocatori stranieri nei confronti dei medici italiani (ne avesse avuta a suo tempo Marco Van Basten…), ma non quella dei tedeschi. Lazio e Fiorentina lo sanno bene. Peccato.
 

per Milannews.it

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