Non servono regali, servono giocatori
Luca Serafini
Il Milan è l’unica squadra Italia che accede agli ottavi di Champions perché ha saputo sfruttare l’occasione di 2 avversari nettamente inferiori su 3. La medesima occasione aveva la Juve, ma l’ha sprecata. Inutile recriminare sempre a posteriori su regole e regolamenti: l’Uefa è padrona delle Coppe come Ecclestone lo è della Formula 1. Comandano e decidono loro e gli altri ubbidiscono in silenzio per un semplicissimo motivo: Uefa e Ecclestone sono ricchissimi e potenti, distribuiscono la ricchezza ai team e alle società, ma certamente non il potere. Anzi, in cambio chiedono molto semplicemente di stare zitti e accettare qualsiasi loro decisione. Inutile ribellarsi solo quando comoda, ha un sapore di alibi che tradisce persino la propria storia, perché i bianconeri hanno vinto sfide su campi infinitamente peggiori di quello di Istanbul.
Così come certamente il Milan ha conosciuto versioni migliori della propria identità. Qualificarsi con 9 punti nel gruppo con Ajax e Celtic sa di beffa ulteriore per il Napoli, eliminato con 12 nel gruppo con Borussia e Arsenal. Queste sono le regole, il Napoli le ha accettate sottolineando anche (vivaddio) i meriti degli avversari e soprattutto le proprie lacune. Questa volta però il bicchiere rossonero è tutto pieno: l’orgoglio di essere i soli in Italia così avanti, che ora va difeso e valorizzato agli ottavi, si somma a un ritrovato spirito di squadra, unito a un’organizzazione spontanea in campo e a una attenzione insolite (contro gli olandesi il reparto migliore è stato la difesa): così è arrivata un’altra piccola impresa, resistere in 10 per 75’ (contiamo anche quelli di recupero, contrariamente a molti quotidiani cartacei sportivi e non) contro un avversario per niente eccelso, dotato però di corsa, ritmo e agonismo, è finalmente una soddisfazione per giocatori, allenatore, società e tifosi.
A proposito di questi ultimi 2 punti, per favore non si comincino a mischiare le carte perché si rischia di fare confusione: vero che sono già stati acquistati Honda (gli spazi di El Shaarawy e Saponara si assottigliano viepiù) e Rami, ma la falcidia di squalifiche e contenuti del centrocampo milanista – che all’andata avrà solo Poli, De Jong e Nocerino) impongono assolutamente l’acquisto di un grande centrocampista. Non soltanto per quei 90’, ma per una oggettiva esigenza assoluta di un reparto che oltre a squalifiche e acciacchi, somma pochissima qualità. Cellino è sempre stato sbandierato come amico: bene, uno dei migliori che circolando in Italia è Nainggolan e per questo urge entrare in lizza con Inter e Juve. Non si cominci a dire quindi che “a gennaio arriverà un regalo”: nessuno dei tifosi lo desidera, tutti vogliono invece un campione che serva alla squadra. E’ la squadra infatti che scalda gli animi dei milanisti, più di Raiola o Preziosi vestiti da Babbo Natale.


