Il Milan sa sudare, soffrire e battersi. Ma il presidente non lo vuole operaio
Matteo Bursi
Due indizi, solitamente, fanno una prova. Specie se ravvicinati, nel tempo e nelle condizioni. Ajax e Roma. Il match decisivo per il passaggio agli Ottavi di Champions e la sfida all'unica squadra imbattuta della Serie A. Due prove superate, due pareggi strappati coi denti. Entrambe col potere operaio. Mario Balotelli encomiabile terzino nella sfida ai lancieri, Cristian Zapata e Sulley Muntari e riacciuffare per due volte la terribile banda giallorossa di Rudi Garcia.
E' un Diavolo che sa sudare, soffrire e battersi. E come riporta La Gazzetta dello Sport oggi in edicola, Muntari e Zapata emergono da "operai", proprio quando il sangue blu dell'organico rossonero non riesce a fare la differenza. La metafora principe è regalata dal difensore colombiano Zapata che la butta dentro non sa nemmeno lui in che modo, ma riesce a fornire al Milan la prima vera reazione del match e rimette in carreggiata i rossoneri in un match che, se terminato con una sconfitta, avrebbe fatto molto male.
Riprendere due volte la Roma, oggi più squadra, più veloce e più organizzata, è un segnale di un Milan che non ci sta proprio ad alzare le mani. Anche se, si sa, al presidente Berlusconi piace un Milan bello da vedere, più che un Milan operaio. Ma ogni cosa al suo tempo.


